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Ricambio generazionale nelle imprese lucane a passo lentoResiste il ruolo delle famiglie

POTENZA- Il ricambio alla guida di imprese è sempre lento anche se continua ad essere una caratteristica dell’imprenditoria lucana. In Basilicata l’8,5% di micro-imprese (sino a tre dipendenti) ha effettuato
il passaggio generazionale negli ultimi 6 anni, confermando una forte tendenza a mantenere la continuità familiare. Un dato leggermente al di sotto della media nazionale pari al 9,1% di imprese che hanno affrontato almeno un
passaggio generazionale. A riferirlo è il Centro Studi Confartigianato precisando che il passaggio generazionale include operazioni di trasferimento e successione nella conduzione dell’impresa tra soggetti legati da vincolo di parentela e/o affinità. Nel passaggio generazionale il ruolo della famiglia proprietaria o controllante si è mantenuto in oltre due terzi dei casi e rafforzato in meno di un quinto: nel complesso, nel 94,8% dei casi dopo il passaggio generazionale si mantiene o rafforza il ruolo della famiglia proprietaria o controllante. In chiave
territoriale, le regioni con la più alta propensione al passaggio generazionale sono la Provincia Autonoma di Bolzano con l’11,9%. Seguono il Veneto con l’11,6% – con variazione più alta tra tutte le regioni tra il
2022 e il 2018 – e la Lombardia con l’11,2%. Il fenomeno segna una marcata salita anche in
Emilia-Romagna e Molise. All’opposto, le regioni dove è più bassa propensione al passaggio generazionale sono
il Lazio con il 6,0%, la Campania con il 6,3% e la Sicilia con il 6,6%. Confermata la profonda crisi demografica in corso che sta determinando un invecchiamento della popolazione che interessa anche gli imprenditori, con un aumento della quota di imprese gestite da senior con 60 anni ed oltre. Il progressivo invecchiamento della classe imprenditoriale rende strategico per l’economia lucana – commenta Rosa Gentile, presidente Matera e dirigente nazionale Confartigianato – il passaggio generazionale nelle imprese, una fase particolarmente critica nella vita dell’azienda che, insieme al trasferimento del controllo all’interno della famiglia, innesca profondi processi di trasformazione strutturale dell’impresa. Glaciazione demografica, imprenditori e artigianato. Sull’economia italiana si riverberano gli effetti di una vera e propria glaciazione demografica, determinata da denatalità
e invecchiamento della popolazione. La contrazione demografica influirà anche sulla forza lavoro: tra il 2024 e il
2050 la popolazione in età lavorativa (20-64 anni) diminuirà di 7 milioni (-20,4%), corrispondente
alla forza lavoro attuale nel Nord Ovest del Paese. In tale contesto, cala il peso dei giovani anche
nel segmento del mercato del lavoro rappresentato dagli imprenditori a lavoratori autonomi. Se nel 2004 in
Italia gli occupati indipendenti under 35 erano 1 milione 512 mila mentre quelli con 60 anni e oltre erano 605 mila,
nel 2023 il rapporto si inverte, con i giovani indipendenti che sono più che dimezzati, scendendo a 719 mila e venendo superati fin dal 2018 dagli imprenditori e lavoratori autonomi senior che nel 2023 salgono a 897 mila unità.
L’evoluzione demografica impatta anche sull’artigianato. Se nel 2014 la quota di giovani artigiani, titolari e collaboratori, era del 15,0% e superava il 14,3% degli imprenditori artigiani con 60 anni ed oltre, nel 2023 la quota
dei giovani artigiani è crollata al 9,3% mentre è salita di quasi dieci punti, arrivando al 23,5%, quella dei Titolari artigiani senior. L’economia e le imprese stanno affrontando una complessa transizione demografica, caratterizzata
da un calo della popolazione residente a cui si associa una crescita della sopravvivenza e un marcato calo della natalità, con un conseguente invecchiamento della popolazione. Sulla demografia, inoltre, influiscono fattori quali
i flussi migratori, l’offerta di opportunità lavorative che riducono l’emigrazione del capitale umano, i cambiamenti sociali e culturali che influiscono sugli stili di vita e sulla composizione delle famiglie, oltre che i miglioramenti
del servizio sanitario. Il cambiamento demografico ha implicazioni significative per il mercato del lavoro, la crescita
economica e la domanda di servizi di welfare, pubblici e privati.
“I giovani – aggiunge Gentile di Confartigianato – sono un elemento chiave per il futuro dell’artigianato. Nelle imprese artigiane c’è spazio per i giovani talenti, per sperimentare e mettere a frutto nuove idee. Tuttavia, esiste un problema di disallineamento tra domanda e offerta di lavoro: mancano 246.000 lavoratori con elevate competenze digitali”. Il Presidente di Confartigianato ha quindi chiesto nuove politiche e interventi efficaci per far incontrare il mondo delle imprese con quello dei giovani, e un nuovo approccio scolastico che formi le professionalità necessarie per l’evoluzione tecnologica. Gentile insiste sull’importanza dell’apprendistato come strumento di trasmissione della conoscenza. “La carenza di personale qualificato – sottolinea – è un’emergenza da affrontare subito, soprattutto con un’adeguata politica formativa. Si devono irrobustire le politiche del lavoro, armonizzandole
con quelle dell’istruzione e con gli interventi contro la crisi demografica e la gestione dell’immigrazione, fattore non secondario a fronte di una quota di dipendenti stranieri che nelle imprese è pari al 14,8% e che sale al 17,1% nelle micro e piccole imprese”. Territori youthfriendly per impresa e lavoro. E’ comunque
la Lombardia la regione che offre ai giovani le condizioni migliori per lavorare e per fare impresa. Seguono poco distanti Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. ‘Maglia
nera’, invece, al Molise, insieme a Sardegna, Calabria, Sicilia e Basilicata. A stilare la classifica delle regioni e delle
province ‘amiche’ delle province ‘amiche’ delle nuove generazioni è il rapporto di Confartigianato che contiene l’Indice dei territori youthfriendly per impresa e lavoro. L’Indice di Confartigianato misura le
condizioni dell’habitat sulla base di 13 indicatori che comprendono, tra l’altro, il tasso di occupazione under 35, la
presenza di giovani imprenditori, la collaborazione scuola-imprese, la diffusione dell’apprendistato, il saldo migratorio dei giovani verso l’estero o altre regioni. Riguardo all’intelligenza artificiale, Confartigianato la vede come uno strumento di supporto al talento umano, non come un sostituto. L’IA può migliorare la creatività e ottimizzare le produzioni, ma deve essere governata dall’intelligenza artigiana per esaltare le competenze
uniche degli artigiani.

fonte: la nuova

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