Il Presidente della Svimez, Adriano Giannola: «Si riapre il divario tra Nord e Sud, dopo due anni in cui il Mezzogiorno, grazie al Pnrr, aveva vissuto una stagione di normalità»
Nel 2025 il Sud torna a crescere meno del Nord. Secondo l’ultimo studio Ref-Svimez “Dove vanno le regioni italiane” il Mezzogiorno risulta essere un’«area in rallentamento», meno esposta alle dinamiche del commercio estero ma dove comunque «mancano gli elementi che accelerano il cambiamento strutturale, nonostante il Pnrr che sostiene la dinamica del Pil nel 2025-26», si legge dal documento. Torna dunque a riemergere il Nord-Ovest con il traino della Lombardia e il Nord-Est con il Veneto e l’Emilia che mostrano un certo dinamismo economico nonostante la debolezza dell’export. La crescita infatti è stata imputata ad una maggiore vivacità della domanda interna.
Si conferma poi la divaricazione interna al Centro, dove da un lato troviamo regioni più dinamiche come la Toscana (grazie alle sue imprese) e il Lazio (trainata dal Giubileo e dalla service economy), e dall’altro l’Umbria e le Marche che invece sono alle prese con crisi settoriali di lungo periodo e alla ricerca di un nuovo modello di specializzazione. Dati che evidenziano come «si riapre il divario tra Nord e Sud, dopo due anni in cui il Mezzogiorno, grazie al Pnrr, aveva vissuto una stagione di normalità», spiega il presidente della Svimez, Adriano Giannola, che sottolinea anche come «dopo la ripresa del Nord, trainata dall’export» si rischino gli effetti della «mina Trump». E infatti i dati sull’export non brillano, dato che secondo il report nessuna regione arriverebbe a cumulare incrementi derivanti dall’export di una certa consistenza. Fra i territori a maggiore vocazione solo l’Emilia-Romagna e la Toscana riuscirebbero a superare una crescita del 3% in termini cumulati nel biennio.
La crescita nel 2025-2026: il Nord torna a crescere più del Sud. Si affaccia la grande incertezza Trump
Un Pil italiano sotto l’1%. Il report di Svimez evidenzia infatti come, con riferimento al biennio 2025-2026, la crescita del prodotto interno lordo sarà influenzato da un sentiero restrittivo della politica fiscale, da un contesto europeo debole e dalle continue tensioni a livello globale. Le previsioni parlano dunque di un +0,7% nel 2025 e di un +0,9% nel 2026. Entrando più nel dettaglio il rallentamento della crescita risulta dunque essere la conseguenza di fattori comuni all’area euro, come:
- il ripristino dal 2024 dei vincoli del Patto di Stabilità europeo,
- la recessione dell’industria dovuta al calo della domanda dei beni durevoli,
- la crisi di settori traino come l’automotive,
- la debolezza del commercio internazionale e
- l’aumento dei costi dell’energia.
A questi si aggiungono anche elementi peculiari del contesto italiano. Il report evidenzia infatti come ci sia un quadro di finanza pubblica nazionale che concentra la contrazione del deficit nel 2024-25, da un lato, e dall’altro come ad incidere negativamente ci sia anche il settore dell’automotive fortemente interdipendente con l’industria tedesca. Non stupisce dunque che il tasso di crescita del Pil italiano farebbe scivolare l’Italia in fondo alla classifica europea, insieme alla Germania.
E Trump? L’incognita americana, al momento non è stata considerata all’interno di queste previsioni economiche.
La crescita nelle diverse regioni
In questo contesto, nel biennio preso in esame, il Centro-Nord dovrebbe risultare essere l’area più dinamica, con un differenziale di circa tre decimi di punto rispetto al Sud in entrambi gli anni. Il differenziale Nord/Sud dovrebbe dunque mantenersi sui valori più contenuti rispetto al ventennio pre-Covid con il Centro-Nord che dovrebbe raggiungere una crescita dello +0,8% e il Mezzogiorno dello +0,5% nel 2025. Per il 2026, stessa dinamica con il Centro-Nord che dovrebbe registrare un +1% mentre il Mezzogiorno un +0,7%. In merito al differenziale, il report evidenzia come «a contenere il differenziale di crescita Nord/Sud contribuisca in maniera decisiva il Pnrr i cui investimenti valgono il 60% per cento della crescita del Mezzogiorno nel biennio 2025- 2026».
