APIBAS, SENZA SOLDI NON SI CANTANO MESSE

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Il neo Amministratore dell’Apibas , Luigi Vergari, ha iniziato il suo mandato con il comportamento giusto, che è quello di sentire le rappresentanze datoriali e sindacali sui temi legati allo sviluppo delle politiche industriali, sia riguardo alla situazione esistente sia in relazione a quella in divenire, frutto auspicato di una politica di marketing territoriale che finalmente trova udienza in una legge regionale. L’ascolto degli imprenditori, cominciato con l’incontro con il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma,  è diretto a capire i problemi che incontrano sul territorio, l’esistenza e la qualità dei servizi di cui c’è bisogno, lo stato di infrastrutturazione delle aree, le nuove frontiere del modo di fare impresa. Su quest’ultimo aspetto c’è molto da fare, anzi si potrebbe dire che tutto il nuovo di una società di promozione industriale passa per una profonda ristrutturazione del modo di produrre, del modo di stare insieme, del modo di applicare sinergicamente ricerca, innovazione e formazione.

C’è un cambio di ruolo che è alla base di questa seconda stagione dell’industrializzazione lucana. L’Agenzia che sostituisce il Consorzio Asi e che gestisce le nuove aree, compresa la Zes, smette di essere un semplice  amministratore di condominio e si propone come attore principale di un processo di attivazione delle politiche industriali attraverso alcuni processi, che vanno dalla gestione sostenibile dell’energia ( con lA messa in opera di un vasto programma di produzione di energia alternativa attraverso il fotovoltaico sui capannoni industriali e sui terreni residuali ) alle certificazioni ambientali, alla formazione manageriale, ai servizi per l’export, agli studi di impatto ambientale, al raccordo soprattutto con gli attori della ricerca e dell’innovazione ( Università, Enea, CNR) anche ai fini di creazione di nuove start up. Insomma l’Apibas diventa un sollecitatore di iniziative, un aggregatore di convenienze e di opportunità, un facilitatore di intese, un promotore di innovazione: tutte azioni che non hanno mai trovato albergo nei consorzi , impegnati a gestire i suoli ,a fare espropri e a concedere licenze urbanistiche.

E dunque un’azione così complessa deve partire necessariamente da una  riarticolazione dei programmi Fesr e FSE in funzione delle nuove esigenze dei distretti e delle aree industriali, sia per quanto riguarda l’attivazione di nuovi servizi, sia per quanto riguarda la formazione delle figure professionali occorrenti nei vari distretti, ivi compresa quella imprenditoriale., Così come a parte va finanziata la promozione territoriale che sinora si è svolta solo all’insegna della valorizzazione del turismo e che ora deve abbracciare i servizi, il miglioramento della logistica, la valorizzazione delle vocazioni industriali esistenti. Su questa necessaria fase di partenza, c’è poca attenzione e ,giustamente, l’Amministratore Unico della neonata società regionale sta facendo capire che senza soldi non si cantano messe. Adesso che l’attività politico istituzionale è ripresa, si faccia un anticipo di finanziamento per queste attività, il tanto che basta per programmarle per tempo. Rocco Rosa

 

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