Asili nido in Italia

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“L’emergenza sanitaria imposta dall’epidemia da Covid- dice la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Prof.ssa Elena Bonetti– ha messo e continua a mettere a dura prova il settore dei servizi per l’infanzia, rischiando di vanificare gli sforzi realizzati in questi anni per aumentarne la presenza, mentre è necessario renderla rispondente ai bisogni di tutto il territorio nazionale. I servizi Educativi per l’Infanzia (segmento 0-3 anni) sono un elemento strategico dello sviluppo del Paese perché garantiscono alle bambine e ai bambini condizioni di pari opportunità nella loro crescita ed educazione. Per questo è oggi ancora più necessario conoscere le criticità che questi mesi di crisi hanno provocato”.

 

Negli ultimi anni l’offerta di asili nido e servizi prima infanzia è cresciuta, a livello nazionale, dai 22,5 posti del 2013 ai 25,5 del 2018. All’inizio della serie storica, erano oltre 10 i punti che ci separavano dal parametro europeo del 33%. Oggi – nonostante tale distanza si sia ridotta – sono ancora 7,5.

Questo incremento medio non è stato omogeneo sul territorio nazionale. Due aree del paese, il centro e il nord-est, che partivano da livelli di copertura più elevati, hanno raggiunto la soglia dei 33 posti ogni 100 bambini, fissata nel consiglio europeo di Barcellona. Il nord-ovest si è progressivamente avvicinato ai 30 posti ogni 100 alunni. Mentre per il mezzogiorno, è necessario distinguere tra sud e isole. Entrambe le aree restano al di sotto del 15% di copertura potenziale. Se però nelle isole l’andamento è stato complessivamente altalenante, nel sud continentale si rilevano miglioramenti significativi. In quest’area tra 2017 e 2018 i posti nido sono aumentati di 2.348 unità, una crescita del 5,56% rispetto all’anno precedente. Nel 2018 ci sono 44.563 posti nelle regioni del sud, ovvero quasi il 20% in più rispetto a quanto rilevato negli anni 2013-15. Una crescita significativa, ma ancora limitata rispetto agli oltre 300mila bambini residenti.

Secondo l’Istat le scuole per l’infanzia, che sono un indicatore relativo alla numerosità delle strutture pubbliche e/o private che hanno lo scopo di prendersi cura dei neonati e dei bambini in età prescolare,  sono anche funzionali a promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, delle competenze e della cittadinanza del bambino ed a farne, in un futuro anche piuttosto lontano, un cittadino consapevole. Oltre a questa funzione esse svolgono la complementare funzione di alleggerire il carico familiare e consentire ad i genitori di vivere la propria quotidianità in maniere più serena ed interattiva.

utenti spesa comuni singoli o associati compartecipazione degli utenti spesa complessiva pubblica degli utenti percentuale di spesa pagata dagli utenti spesa media per utente
quota pagata dai comuni quota pagata dagli utenti
Abruzzo 2492 12.932.231 2.924.624 15.856.865 18,4 5.189 1.174
Molise 805 2.061.020 400.949 2.461.989 16 2.560 496
Campania 4729 35.100.062 2.766.567 37.866.629 7 7.422 585
Puglia 6.729 30.382.355 2.973.701 33.306.056 9 4.516 434
Basilicata 881 3.451.171 1.736.817 4.627.988 25 3.917 1.336
Calabria 1037 5.671.918 520.927 6.192.845 8 5.470 502
Nord Ovest 55.883 304.698.557 90.878.484 395.577.041 23 5.655 1.687
Nord Est 50.260 320.730.109 95.116.722 415.846.831 23 6.381 1.892
Centro 51.601 389.356.318 82.426.620 473.782.938 18 7.546 1.636
Sud 16.873 89.598.757 10.712.585 100.311.342 11 5.374 643
Italia 182.607 1.167.359.075 288.660.075 1.456.019.100 20 6.393 1.581

 

 

 

 

Dal grafico soprariportato è possibile notare come la percentuale di spesa media per ente pagata dai lucani è di gran lunga superiore alle percentuali di spesa relative alle altre regioni del sud oltre ad essere superiore a quella delle regioni del nord. Ci si chiede se questa discrasia sia giustificata dai servizi aggiuntivi dei quali può godere il cittadino lucano rispetto a quelli delle altre regioni d’Italia.

13,3  i posti ogni 100 bambini 0-2 anni al sud nel 2018.

Si è assistito, negli ultimi anni, ad una mutazione del numero di posti disponibili. Nel sud continentale si rilevano miglioramenti significativi. In quest’area tra 2017 e 2018 i posti nido sono aumentati di 2.348 unità, una crescita del 5,56% rispetto all’anno precedente. Nel 2018 ci sono 44.563 posti nelle regioni del sud, ovvero quasi il 20% in più rispetto a quanto rilevato negli anni 2013-15. Una crescita significativa, ma ancora limitata rispetto agli oltre 300mila bambini residenti. Tale crescita non è stata sufficiente a recuperare i ritardi pregressi, perché si scontra con un livello di offerta di servizi che storicamente era già molto più basso. Fino al 2015, erano poco più di 10 i posti ogni 100 bambini residenti, per cui un aumento comunque significativo, pari a 3,2 punti in più, porta a coprire solo il 13,3% dell’utenza potenziale nel sud.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2018)

umbria 42,7
emilia romagna 39,2
abruzzo 23
molise 22,8
puglia 16,8
basilicata 16,7
calabria 11
sicilia 10
campania 9,4
FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Dalla tabella soprariportata si evince come, in ogni caso, il ritardo delle regioni del sud Italia rispetto al numero di posti disponibili negli asili nido e nei servizi per la prima infanzia, certifichi una scarsa attenzione nei riguardi delle famiglie che, diversamente supportate, potrebbero trasformarsi, in quanto forza lavoro attualmente non impiegata, in un fattore propulsivo verso uno sviluppo equilibrato e generalizzato. Svolgere mansioni rivolte all’accudimento dei figli non porta, purtroppo, reddito. Un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie monoreddito, perciò, costituirebbe un fattore propulsivo soprattutto nell’ottica di una ripresa economica post-pandemica.

Ai primi posti si collocano invece Valle d’Aosta (45,7%, cioè quasi 1 posto nei servizi socio-educativi per la prima infanzia ogni 2 bimbi residenti), Umbria (42,7%), Emilia Romagna (39,2%) e Toscana (36,2%). Poco sotto, in avvicinamento all’obiettivo del 33%, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Da notare che esistono divari anche tra le regioni meno servite. Anche nelle maggiori regioni del mezzogiorno, caratterizzate da una copertura media più bassa, il livello non è uniforme. In Sicilia, l’offerta potenziale presente nella città metropolitana di Messina (17 posti ogni 100 bambini) è quasi tre volte quella della provincia di Caltanissetta (6,2%). In Calabria il dato di Crotone (16,3%) si contrappone a quello di Cosenza (7,7%). In Campania, l’offerta potenziale di Salerno (13 posti ogni 100 bambini) è quasi doppia rispetto a Caserta (6,6%). In Puglia, sono soprattutto le province meridionali ad avere una maggiore copertura: Lecce (22,4%), Brindisi (18,7%), Taranto (18,3%). Minore la copertura nella città metropolitana di Bari (15,3%) e nelle province di Foggia (14,3%) e Barletta-Andria-Trani (12,2%).

Al netto di alcuni risultati migliori, nessuna provincia del mezzogiorno raggiunge la soglia del 33%. Difatti, ai primi 10 posti per copertura spiccano soprattutto province emiliano-romagnole (Ravenna, 46,8%; Ferrara, 45%, Bologna 44,5%, Forlì-Cesena 39,8%), toscane (Prato 42,2%, Firenze 40,2%, Siena 39,6%), oltre ad Aosta (45,7%), Perugia (43,8%) e Trieste (40,9%).

46,8 posti ogni 100 bambini in provincia di Ravenna, prima tra le province italiane.

Al contrario, agli ultimi posti compaiono solo province del mezzogiorno. Realtà come Vibo Valentia e Avellino (10 posti ogni 100 bambini),  Trapani (9,7%), Napoli (8,9%), Ragusa (8,7%), Catania (8,1%), Palermo (8%) e Cosenza (7,7%). Meno di 7 posti ogni 100 residenti 0-2 anni nelle province di Caserta (6,6%) e Caltanissetta (6,

Anche nel mezzogiorno non mancano città dove l’offerta supera i 33 posti per 100 bimbi. In particolare 3 capoluoghi sardi (Sassari, dove supera il 55%, Nuoro, 41,9%, Carbonia 38,4% – non distante dalla soglia anche Oristano 31,8%) e città continentali come Lecce (36,2%) e Matera (33,9%). Non distanti dalla soglia anche Salerno (30,2%) e Foggia (29,4%)

I primi 10 capoluoghi per posti in asilo  ogni 100 residenti
bolzano 68,10/100
ferrara 58,4
siena 56,3
forlì 55,7
sassari 55,3
urbino 55,3
pisa 50,5
perugia 49,4
biella 49,3
 trento 48,8

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 27 Ottobre 2020)

Al contrario, tutti i 10 capoluoghi con meno posti rispetto all’utenza potenziale si trovano nel mezzogiorno, e in particolare in 3 regioni. Cinque sono siciliani, 3 campani e 2 calabresi. Agli ultimi posti in particolare Catania e Crotone, con circa 5 posti ogni 100 bambini, seguite da Messina (5,9%) e Palermo (6,2%).

La scarsità di asili nido e servizi prima infanzia nel mezzogiorno, anche nelle città maggiori, ha conseguenze sull’accesso al sistema educativo prescolare. È anche questa carenza di asili nido a incentivare il fenomeno degli anticipatari nel mezzogiorno. In Italia sono circa 70mila i bambini che all’età di 2 anni frequentano già la scuola dell’infanzia. A fronte di una media nazionale del 14,8% di bambini di 2 anni anticipatari, il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi prima infanzia, come in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7%.

 

Offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia nei comuni italiani (2018)

Offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia nei comuni italiani (2018)
Comune Regione servizi attivi posti autorizzati posti autorizzati per 100 bambini di 0-2 anni
Potenza Basilicata 12 378 28,4
Matera Basilicata 19 455                  33,9

Anche nelle maggiori regioni del mezzogiorno, caratterizzate da una copertura media più bassa, il livello non è uniforme. In Sicilia, l’offerta potenziale presente nella città metropolitana di Messina (17 posti ogni 100 bambini) è quasi tre volte quella della provincia di Caltanissetta (6,2%). In Calabria il dato di Crotone (16,3%) si contrappone a quello di Cosenza (7,7%). In Campania, l’offerta potenziale di Salerno (13 posti ogni 100 bambini) è quasi doppia rispetto a Caserta (6,6%). In Puglia, sono soprattutto le province meridionali ad avere una maggiore copertura: Lecce (22,4%), Brindisi (18,7%), Taranto (18,3%). Minore la copertura nella città metropolitana di Bari (15,3%) e nelle province di Foggia (14,3%) e Barletta-Andria-Trani (12,2%). Agli ultimi posti di una classifica delle cittài n base al numero di posti in asilo disponibili compaiono solo province del mezzogiorno. Realtà come Vibo Valentia e Avellino (10 posti ogni 100 bambini),  Trapani (9,7%), Napoli (8,9%), Ragusa (8,7%), Catania (8,1%), Palermo (8%) e Cosenza (7,7%). Meno di 7 posti ogni 100 residenti 0-2 anni nelle province di Caserta (6,6%) e Caltanissetta (6,2%).

Tra i capoluoghi centrosettentrionali prevalgono quelli dove la copertura ha superato il 33%, e in alcuni casi supera la quota di un posto ogni 2 residenti sotto i 3 anni. Allo stesso tempo, non mancano città in cui l’offerta – pur superiore ai 20 posti ogni 100 bimbi – non raggiunge la quota del 33%. In molti casi vi si avvicina molto, o l’ha praticamente raggiunta. È il caso, tra gli altri, di capoluoghi toscani come Arezzo (31,2%),  Pistoia (31%), Massa (32,3%); delle liguri La Spezia (31,4%), Savona (32%) e Imperia (32,7%); dell’emiliana Piacenza (31,7%), della piemontese Cuneo (31,3%) e di Frosinone nel Lazio (32,7%). Sul fronte opposto troviamo Catania con 4,90 posti ogni 100 bambini, Crotone con 5,10 posti ogni 100 bambini e Messina con 5,90 posti ogni 100 bambini.

La scarsità di asili nido e servizi prima infanzia nel mezzogiorno, anche nelle città maggiori, ha conseguenze sull’accesso al sistema educativo prescolare. È anche questa carenza di asili nido a incentivare il fenomeno degli anticipatari nel mezzogiorno. In Italia sono circa 70mila i bambini che all’età di 2 anni frequentano già la scuola dell’infanzia. A fronte di una media nazionale del 14,8% di bambini di 2 anni anticipatari, il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi prima infanzia, come in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7%.

29,1% dei bambini calabresi anticipano la frequenza alla scuola dell’infanzia.

Non è certamente questo il luogo per disquisire sull’opportunità o meno di mandare i bambini alle scuole per l’infanzia anticipatamente. Ci preme, qui, osservare che spesso diventa una precondizione per continuare a svolgere attività lavorativa indispensabile alla sopravvivenza familiare sotto un profilo, altrettanto indispensabile, economico.

Dino Rosa

 

 

 

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