BENESSERE: COME STA LA BASILICATA?

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Gli indicatori BES, che forniscono una lettura territoriale del benessere, basata su misure di qualità adeguata, sono un utile strumento volto ad approfondire la valutazione sugli aspetti distributivi, elemento cardine del framework Bes. Il tema dei divari territoriali è di interesse per le politiche locali ma anche per la programmazione nazionale, come indicato dal Parlamento nella discussione sul decreto di individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile in attuazione della legge n. 163/2016, di riforma della legge di contabilità, e ribadito nella Relazione del Ministro dell’economia e finanze sugli indicatori di benessere equo e sostenibile 2019. Adeguata alimentazione 11,4 12,3  

Il primo indicatore BES è quello relativo alla salute e si articola nei seguenti sotto indicatori.

 

  1. Speranza di vita alla nascita: La speranza di vita esprime il numero medio di anni che un bambino, che nasce in un certo anno di calendario, può aspettarsi di vivere. Fonte: Istat, Tavole di mortalità della popolazione italiana.
Speranza di vita alla nascita          
regione numero Indicatori del dominio salute 2016 2017 2018
Abruzzo

 

 

Molise

 

 

Campania

 

 

Basilicata

 

 

Puglia

 

Calabria

1

 

 

1

 

 

1

 

 

1

 

 

1

 

 

1

Speranza di vita alla nascita

 

 

 

 

82,8

 

 

82,6

 

81,1

 

 

82,4

 

82,8

 

82,3
82,6

 

 

82,3

 

 

81,1

 

 

82,3

 

 

82,7

 

82,1

 

 

 

 

  1. Speranza di vita in buona salute alla nascita: Esprime il numero medio di anni che un bambino che nasce in un determinato anno di calendario può aspettarsi di vivere in buone condizioni di salute, utilizzando la prevalenza di individui che rispondono positivamente (“bene” o “molto bene”) alla domanda sulla salute percepita. Fonte: Istat, Tavole di mortalità della popolazione italiana e Indagine Aspetti della vita quotidiana.

Esprime il numero medio di anni che un bambino che nasce in un determinato anno di calendario può aspettarsi di vivere in buone condizioni di salute, utilizzando la prevalenza di individui che rispondono positivamente (“bene” o “molto bene”) alla domanda sulla salute percepita.

Speranza di vita in buona salute alla nascita          
regione numero Indicatori del dominio salute 2016 2017 2018
Abruzzo

 

2 Speranza di vita in buona salute alla nascita
56,7
60,6  
Molise 2  
57,5
59,7
 
Campania 2  
57,3
56,4  
Basilicata 2  
53,3
54,5  
Calabria 2  
51,7
52,2
 

 

 

 

  1. Indice di salute mentale (SF36): la salute mentale èuno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le proprie capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni

L’indice di salute mentale è una misura di disagio psicologico (psychological distress) ottenuta dalla sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di 14 anni e più a 5 quesiti estratti dal questionario SF36 (36-Item Short Form Survey). I quesiti fanno riferimento alle quattro dimensioni principali della salute mentale (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico). L’indice varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell’indice. Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.

 

Indice di salute mentale (SF36)          
regione numero Indicatori del dominio salute 2016 2017 2018
Abruzzo

 

3 Indice di salute mentale (SF36)
68,7
67,6

 

 
Molise     67,9 66,8  
Campania     65,2 64,7  
Basilicata     67,3 65,2  
Calabria     66,7 66,7  
           

 

 

 

 

 

 

  1. Mortalità infantile: Decessi nel primo anno di vita per 1.000 nati vivi residenti. Fonte: Istat, Indagine sui decessi e sulle cause di morte.

Il tasso di mortalità infantile viene comunemente utilizzato come un indicatore dello stato di salute di una comunità. È un indice sensibile alle condizioni igienico-sanitarie di una popolazione, al suo livello socio-economico e culturale nonché alla qualità delle cure materno infantili. Si è notevolmente abbassato dall’inizio del secolo in tutti i paesi industrializzati mentre resta a livelli elevati in numerosi paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Centrale e Meridionale. Anche all’interno di uno stesso paese si notano differenze considerevoli fra una regione e l’altra, in stretta correlazione con il reddito ed i servizi sociali e sanitari.

Il risultato si ottiene:

Numero di bambini deceduti a meno di un anno di età x 1.000

 

 

Numero di bambini nati vivi nello stesso anno

Mortalità

infantile

         
regione numero Indicatori del dominio salute 2016 2017 2018
Abruzzo 4 Mortalità

infantile

2,5    
Molise    
1
   
Campania     3,2    
Basilicata     4,2    
Puglia     2,7    
Calabria     4,8    

 

 

 

  1. Mortalità per incidenti stradali (15-34 anni): Tassi di mortalità per incidenti stradali standardizzati* all’interno della classe di età 15-34, per 10.000 residenti. Fonte: Istat, Per i decessi: Rilevazione degli incidenti stradali con lesioni alle persone. Per la popolazione: Rilevazione sulla Popolazione residente comunale per sesso, anno di nascita e stato civile

Negli incidenti stradali(fonte ACI/ISTAT) calano i morti( nel 2018)(-1,6%), gli incidenti(-1,5%) ed i feriti(-1,7%)

 

Malgrado il calo delle vittime registrato su scala nazionale (-53 casi), in 12 tra Regioni e Province autonome i morti sulle strade sono aumentati rispetto al 2017. Escludendo le regioni di piccole dimensioni che presentano valori più oscillanti nel tempo, sono Liguria (+42,5%), Calabria (+27,0%), Sardegna (+16,7%) e Lombardia (+14,2%) a far registrare gli aumenti più consistenti. Diminuzioni significative si rilevano, invece, in Emilia Romagna (-18,0%), Campania (-14,9%) e Puglia (-14,8). Nel 2018 il numero di morti per 100mila abitanti è più elevato della media nazionale (5,5) in 15 regioni (da 5,6 della Provincia Autonoma di Trento a 9,5 della Valle d’Aosta), più contenuto in Campania (3,5), Sicilia (4,2) e Lombardia (4,8)

MORTI IN INCIDENTI STRADALI NELLE REGIONI ITALIANE. Anni 2010, 2017 e 2018
        Morti (Valori assoluti) Variazione % 2018/2010 (a) Tasso di mortalità
2010 (b
Tasso di mortalità 2018
REGIONE DI EVENTO 2016 2017 2018
Abruzzo 79 69 76 -3,8 6 5,8
Molise         28 27 15 -46,4 8,9 4,9
Campania 254 242 206 -18,9 4,4 3,5
Puglia 292 236 201 -31,2 7,2 5
Basilicata 48 33 45 -6,3 8,3 8
Calabria 138 100 127 -8 7 6,5

 

NB le regioni più piccole (tra cui la Basilicata) presentano valori più oscillanti nel tempo in ragione della limitatezza del campione per cui, ogni singolo dato, contribuisce ad una modifica piuttosto consistente del fenomeno analizzato.

 

 

 

  1. Mortalità per tumore (20-64 anni): Tassi di mortalità per tumori (causa iniziale) standardizzati* all’interno della fascia di età 20-64 anni, per 10.000 residenti. Fonte: Istat, Per i decessi: Indagine sui decessi e sulle cause di morte. Per la popolazione:, Rilevazione sulla Popolazione residente comunale per sesso, anno di nascita e stato civile

I dati più recenti sulla mortalità per causa sono riferiti al 2015 , anno caratterizzato da un significativo aumento dei decessi, in contrasto con l’andamento decrescente della mortalità osservato negli anni precedenti. Non tutte le cause di morte monitorate dal Bes evidenziano questo aumento. In particolare, per la mortalità per tumori maligni prosegue il miglioramento, con un tasso pari a 8,9 per 10.000 residenti fra i 20 e i 64 anni (era 9 l’anno precedente). Nel 2017, il tasso di mortalità per incidenti stradali tra i giovani (0,7 decessi per 10.000 residenti di 15-34 anni) si è mantenuto sui livelli dell’anno precedente, nonostante il tasso di mortalità stradale per il totale della popolazione sia tornato ad aumentare (+3%) dopo la flessione dell’anno precedente. Nel 2017, per la speranza di vita aumenta il divario tra Nord e Mezzogiorno con una distanza di 1,3 anni a favore del Nord, la più alta dal 2005. Nel 2015 il lieve aumento della mortalità infantile è stato prevalentemente determinato dalle regioni del Centro dove il tasso ha raggiunto 2,9 per 1.000 nati vivi (era 2,4 l’anno precedente). Nel Nord e nel Mezzogiorno del Paese, invece, il livello della mortalità infantile resta costante (rispettivamente 2,5 e 3,4 per 1.000 nati vivi), confermando l’evidente svantaggio del Mezzogiorno. Considerando la cittadinanza dei genitori , si evidenzia una significativa differenza tra stranieri e italiani, accentuatasi nel 2015 quando il tasso di mortalità infantile per gli stranieri ha raggiunto il 4,5 per 1.000 nati vivi (era 3,8 l’anno precedente) mentre per gli italiani si mantiene stabile (2,6 per 1.000 nati vivi). Il contributo all’incremento della mortalità infantile nel 2015 è pertanto attribuibile quasi esclusivamente ai bambini residenti nati da genitori stranieri. Anche per quanto riguarda la mortalità per tumori il Mezzogiorno presenta un quadro più sfavorevole rispetto alle altre ripartizioni. Il fenomeno è da attribuire all’evoluzione registrata per gli uomini mentre per le donne la distanza tra regioni meridionali e centrali si è ridotta. Il valore più elevato di questo indicatore si riscontra per gli uomini in Sardegna, dove nel 2015 si ha una mortalità per tumori maligni pari a 12,3 per 10.000 abitanti; la Campania si conferma invece la regione con il livello di mortalità maggiore per le donne.

 

La mortalità degli anziani per demenze e malattie del sistema nervoso presenta una diversa geografia, con i livelli più elevati nelle regioni del Nord e quelli più bassi in alcune regioni meridionali, come la Calabria e la Campania. Nel 2017 continua a ridursi la sedentarietà: la percentuale di persone che non praticano alcuna attività fisica nel tempo libero passa dal 39,4% al 37,9% (persone di 14 anni e più). La flessione è maggiore nel Mezzogiorno che, tuttavia, continua a presentare un’incidenza di sedentari significativamente superiore a quella del Nord (+22,2 punti percentuali). Si mantengono stabili le differenze di genere, con stili di vita sedentari più diffusi tra le donne (+7 punti percentuali rispetto agli uomini). La percentuale di adulti in eccesso di peso nel 2017 non evidenzia miglioramenti, mantenendosi al 44,8% della popolazione di 18 anni e più. Considerando la fascia maggiormente a rischio, cioè gli obesi, il fenomeno è in aumento tra gli uomini, per i quali si registra il massimo dal 2005 (11,5%). La sedentarietà e l’eccesso di peso sono fattori di rischio che spesso si cumulano, con possibili ripercussioni sfavorevoli sulle condizioni di salute: nel 2017 un maggiorenne su 5 è sia in eccesso di peso sia sedentario, e la percentuale arriva quasi al 30% nel Mezzogiorno (contro il 15% nel Nord). Inoltre, è interessante confrontare la sovrapposizione dei due fattori di rischio per la salute a parità di quota di eccesso di peso: su 100 persone in eccesso di peso, nel Mezzogiorno quasi 60 sono anche sedentarie, mentre al Nord la quota scende al 35,4%

mortalità per tumore
regioni mortalità per tumore 20/64 anni
Abruzzo 15,7
Molise 14,1
Campania 13,9
Puglia 11,7
Basilicata 12
Calabria 12,3

 

Fonte: https://www.istat.it/it/files//2018/12/BES2018-cap-01.pdf

 

 

  1. Mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (65 anni e più): Tassi di mortalità per malattie del sistema nervoso e disturbi psichici e comportamentali (causa iniziale) standardizzati* all’interno della fascia di età 65 anni e più, per 10.000 residenti. Fonte: Istat, Per i decessi: Indagine sui decessi e sulle cause di morte. Per la popolazione: Rilevazione sulla Popolazione residente comunale per sesso, anno di nascita e stato civile.

 

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa, progressiva e irreversibile, che colpisce il cervello. Nell’anziano, rappresenta la più comune forma di demenza, intesa come una progressiva perdita delle funzioni cognitive.

Anche se il decorso della malattia di Alzheimer è unico per ogni individuo, ci sono sintomi comuni. Può essere suddiviso in tre fasi. Nellafase iniziale sono prevalenti i disturbi della memoria, ma possono essere presenti anche disturbi del linguaggio. L’individuo può avere squilibri emotivi, irritabilità, reazioni imprevedibili. Nella fase intermedia il malato si avvia a una progressiva perdita dell’autonomia, può avere deliri e allucinazioni e necessita di un’assistenza continua. La fase severa è caratterizzata dalla completa perdita dell’autonomia: il malato smette di mangiare, non comunica più, diventa incontinente, è costretto a letto o su una sedia a rotelle.

Attualmente la malattia di Alzheimer non è guaribile, ma esistono farmaci che possono migliorare per un pò di tempo alcuni sintomi cognitivi, funzionali e comportamentali e numerose tecniche e attività in grado di ridurre i disturbi del comportamento. In Italia si stima che la demenza colpisca 1,2 milioni di persone. Diverse ricerche ipotizzano che il numero crescerà fino a 1,6 milioni nel 2030 e oltre i due milioni nel 2050. Una patologia quindi destinata a colpire sempre più individui. “La situazione è drammatica, servono strutture assistenziali” spiega il dottor Carlo D’Angelo, presidente dell’Associazione Alzheimer uniti Abruzzo, che ha sede a Pescara. Nonostante le porzioni del ‘fenomeno’, destinato ad aumentare, stenta a decollare un modello assistenziale in grado di alleggerire il carico delle famiglie.

“Bisogna diffondere una cultura diversa intorno a questa malattia” prosegue il dottor D’Angelo “perchè c’è un pò di disattenzione. Le famiglie dei pazienti sostengono un peso enorme per assistere i loro cari 24 ore al giorno. E’ chiaro che la famiglia, lasciata sola, non può farcela”.

Serve quindi “un modello di gestione integrata, di continuità nell’assistenza. Bisogna unire le forze perchè le demenze sono un problema sociale ed economico”.

 

 

  1. Speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni: Esprime il numero medio di anni che una persona di 65 anni può aspettarsi di vivere senza subire limitazioni nelle attività per problemi di salute, utilizzando la quota di persone che hanno risposto di avere delle limitazioni, da almeno 6 mesi, a causa di problemi di salute nel compiere le attività che abitualmente le persone svolgono. Fonte: Istat, Tavole di mortalità della popolazione italiana e Indagine Aspetti della vita quotidiana.

Fonte: APPENDICE-STATISTICA (10).zip\APPENDICE STATISTICA – New\Tavole per regione – archivio ZIP, dimensione non-compressa di 11.565.078 bytes

 

Secondo l’Istat, per gli anziani aumentano gli anni vissuti in buona salute e senza limitazioni. «Se consideriamo la speranza di vita a 65 anni – scrive l’Istituto di Statistica – gli uomini possono contare in media su altri 19,3 anni, le donne su 22,4 (stime al 2018); rispetto a dieci anni fa. Tali valori sono in aumento, soprattutto per gli uomini (un anno e mezzo in più vs quasi un anno per le donne)».

«Per la stessa fascia d’età – si legge ancora nel rapporto – gli anni da vivere senza limitazioni nelle attività sono rispettivamente 10,0 e 9,4 anni (2017); rispetto al 2008 la vita media libera da limitazioni è aumentata di 1 anno per gli uomini e di 6 mesi per le donne».

Se i giovani tra i 20 e i 34 anni sono 9 milioni e 600mila, gli anziani di età pari o superiore agli 85 anni sono 2 milioni e 600 mia, il 3,6% della popolazione residente. (fonte: https://www.open.online/2019/06/20/gli-anziani-stanno-meglio-dei-giovani-la-fotografia-impietosa-dellistat-sullitalia/)

 

La speranza di vita è in relazione anche al livello di istruzione ed è disponibile sul sito dell’Istat una tavola riguardante la Speranza di vita alla nascita della popolazione al Censimento 2011, per regione, genere e livello di istruzione. Periodo di osservazione dei decessi 2012-2014

                                          femmine                                   maschi
                                                livello di istruzione                                             livello di istruzione
regione basso medio alto tutti basso medio alto tutti
abruzzo 84,9 85,1 85,9 85,1 79,4 80,7 82,2 80,4
molise 84,8 85,6 85,7 85,3 79,3 81 83,2 80,5
campania 82,9 84 85,1 83,4 77,5 79,4 81 78,7
puglia 84,5 85,5 86,2 84,9 79,8 81,3 82,5 80,6
basilicata 84,7 85,7 86,7 85 79,3 80,4 82,2 80,1
calabria 84,2 85,3 85,5 84,6 78,8 80,5 81,4 79,8

 

 

Secondo l’Istat, per gli anziani aumentano gli anni vissuti in buona salute e senza limitazioni. «Se consideriamo la speranza di vita a 65 anni – scrive l’Istituto di Statistica – gli uomini possono contare in media su altri 19,3 anni, le donne su 22,4 (stime al 2018); rispetto a dieci anni fa. Tali valori sono in a

 

Dalla tavola precedente si evince come il  gradiente delle diseguaglianze nella speranza di vita per titolo di studio è presente in tutte le regioni ma si evidenziano interessanti differenze. Marche e Umbria hanno i differenziali tra alto e basso livello di istruzione più contenuti rispetto alle altre regioni sia per gli uomini (1,9 e 2,1 anni) che per le donne (0,7 e 0,5 anni). In queste regioni si osservano anche le più alte speranze di vita per i livelli di istruzione bassi. Anche la Calabria ha differenziali bassi tra gli uomini (2,6 anni), ma ciò è dovuto al fatto che la speranza di vita è più bassa della media nazionale sia tra quanti hanno un livello di istruzione alto sia tra i meno istruiti.e donne)».

«Per la stessa fascia d’età – si legge ancora nel rapporto – gli anni da vivere senza limitazioni nelle attività sono rispettivamente 10,0 e 9,4 anni (2017); rispetto al 2008 la vita media libera da limitazioni è aumentata di 1 anno per gli uomini e di 6 mesi per le donne».

Se i giovani tra i 20 e i 34 anni sono 9 milioni e 600mila, gli anziani di età pari o superiore agli 85 anni sono 2 milioni e 600 mia, il 3,6% della popolazione residente.

 

 

 

 

 

 

 

  1. Eccesso di peso: Proporzione standardizzata* di persone di 18 anni e più in sovrappeso o obese sul totale delle persone di 18 anni e più.

L’indicatore fa riferimento alla classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dell’Indice di Massa corporea (Imc: rapporto tra il peso, in Kg, e il quadrato dell’altezza, in metri). Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana. ( Le informazioni raccolte consentono di conoscere le abitudini dei cittadini e i problemi che essi affrontano ogni giorno e se sono soddisfatti del funzionamento di quei servizi di pubblica utilità che dovrebbero contribuire al miglioramento della qualità della vita. Scuola, lavoro, vita familiare e di relazione, abitazione e zona in cui si vive, tempo libero, partecipazione politica e sociale, salute, stili di vita sono i temi indagati. L’indagine rientra nel Programma statistico nazionale che comprende l’insieme delle rilevazioni statistiche necessarie al Paese.)

L’Italia, insieme alla Francia, è tra i paesi europei con la più bassa quota di popolazione adulta in eccesso di peso (tra i 25 e i 64 anni è pari al 43%, contro il 51,7% della media Ue28). Tuttavia, si rilevano disuguaglianze più accentuate rispetto alla media Ue28: in Italia, avere un titolo di studio basso fa aumentare tra gli adulti il rischio di essere in eccesso di peso di oltre il 60%, a fronte di un aumento inferiore al 40% nella media europea. Anche per quanto riguarda la quota di adulti (di età 25-64) che fumano tutti i giorni, l’Italia si colloca al di sotto della media europea, con il 21,7% di fumatori abituali; le percentuali più basse si rilevano in Svezia (9,5%) e Finlandia (13,8%), mentre le quote più elevate si osservano in Bulgaria (35,7%) e Grecia (35,1%). Le disuguaglianze sociali nell’abitudine al fumo si differenziano rispetto al genere, in quanto non tutti i paesi europei si trovano nella stessa fase della cosiddetta epidemia del fumo6 . In quasi tutti i paesi (ad eccezione di Romania e Cipro) la percentuale di fumatori abituali tra gli uomini adulti è più elevata tra le persone con basso titolo di studio. Tra le donne gli andamenti per titolo di studio sono differenziati. In alcuni paesi, come Portogallo, Romania e Cipro, la quota di fumatrici è più alta tra le più istruite. In altri paesi, tra cui ad esempio Italia, Francia e Spagna, si osserva uno svantaggio delle donne con basso titolo di studio. Nella maggior parte dei paesi questa tendenza appare già consolidata: in Svezia, la quota di fumatrici abituali tra le donne di 25-64 anni meno istruite è del 24,1%, contro il 3,5% tra le più istruite.(fonte: https://www.istat.it/it/files//2017/12/cap01.pdf)

In particolare la differenza in termini di eccesso di peso all’interno della popolazione si differenzia anche tra regioni:

 

regione                             indice di massa corporea
sottopeso normopeso sovrappeso obesi totale
abruzzo 2,1 45,6 38,1 14,2 100
molise 2,1 45,7 39,8 12,4 100
campania 1,8 47 39,3 11,8 100
puglia 2,5 47,1 37,4 13,1 100
basilicata 1,3 46 40,6 12,1 100
calabria 2 47,6 40,4 10 100

 

 

Fonte: www.istat.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Fumo: Proporzione standardizzata* di persone di 14 anni e più che dichiarano di fumare attualmente sul totale delle persone di 14 anni e più. Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.( vedi http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=15516)

 

 

 

 

  persone di 14 anni e + per abitudine a fumo
regione fumatori ex fumatori non fumatori
abruzzo 19,1 24 56
molise 17 23,8 58
campania 18,07 18,05 62
puglia 17,04 20,02 61
basilicata 19,01 20,01 58,5
calabria 16,02 18,09 63,8
sud 18 19,08 61,02
italia 19 23,04 56,6
persone di 14 anni e + che fumano sigarette
Abruzzo     98,6
Molise       96,8
Campania 98,5
Puglia        98,3
basilicata  98,08
Calabria    97,08
Sud            98,04
Italia          97,8
persone di 14 anni e + per sigarette fumate

 

 

 

numero sigarette al giorno

 
fino a 5     fra 6 e 10tra 11 e 20  oltre 20

 

24           34,9       37,05     3,06                       11,6

23,5       38,8       33,5        4,2                         11,2

20,2       38,3       36,8        1,4                         12

28,5       35,8       33,1        2,5                         10,5

17,05     41,01     35,6        5,08                       12,02

23,09     30,02     42,3        3,6                         12,01

23,03     36,4       36,4        3,09                       11,6

26,2       35,7       34,4        3,7                         11,01

         
           
           
           
           
           
           
           
           
           

 

 

 

 

 

  1. Alcol: Proporzione standardizzata* di persone di 14 anni e più che presentano almeno un comportamento a rischio nel consumo di alcol sul totale delle persone di 14 anni e più. Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.

 

 

alcolici fuori pasto 2018
persone di 11 anni e più che consumano alcolici fuori pasto persone di 11 anni e più che consumano alcolici fuori pasto meno di una volta a settimana persone di 11 anni e più che consumano vino birra alcolici fuori
abruzzo 29 80,07 36
molise 32,07 75 36,04
campania 18,06 83,05 41
puglia 22,06 79,5 33,9
basilicata 28,07 91,8 34,7
calabria 25,7 81,5 35,5
sud 22,05 81,3 37,5
italia 30,2 77,5 34

 

 

 

Nb: misura per 1000 persone con le stesse caratteristiche

 

 

(http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=15516)

 

 

 

 

 

 

  1. Sedentarietà: Proporzione standardizzata* di persone di 14 anni e più che non praticano alcuna attività fisica sul totale delle persone di 14 anni e più. Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.

Nel 2015, sono stimate in oltre 20 milioni le persone di tre anni e più che dichiarano di praticare uno o più sport con continuità (24,4%) o saltuariamente (9,8%). L’incidenza dei praticanti sulla popolazione di 3 anni e più è pari al 34,3%.

Tra gli uomini il 29,5% pratica sport con continuità e l’11,7% saltuariamente. Per le donne le percentuali sono più basse, rispettivamente 19,6% e 8,1%. La pratica sportiva continuativa cresce nel tempo per entrambi i generi e in tutte le età: dal 15,9% del 1995 al 22,4% nel 2010 fino al 24,5% nel 2015.

La pratica dello sport è massima tra i ragazzi di 11-14 anni (70,3%, di cui 61% in modo continuativo e 9,3% in modo saltuario) e tende a decrescere con l’età.

Significative le differenze rispetto al livello di istruzione: pratica sport il 51,4% dei laureati, il 36,8% dei diplomati, il 21,2% di chi ha un diploma di scuola media inferiore e solo il 7,3% di chi ha conseguito
la licenza elementare o non ha titoli di studio.

Fra gli sport più praticati sono da segnalare ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica (25,2% degli sportivi, pari a 5 milioni 97 mila persone), il calcio (23%, 4 milioni 642 mila persone) e gli sport acquatici (21,1%, 4 milioni 265 mila persone). Il nuoto è lo sport più diffuso tra i bambini fino a 10 anni (43,1%), il calcio tra gli under 35 (33,6%), ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica tra gli adulti fino a 59 anni e sopra i 60 anni (27,4%).

La categoria delle escursioni e delle passeggiate di almeno di 2 km, rilevata in maniera esplicita per la prima volta nel 2015, è praticata da più di 1 milione 173 mila persone.

Il 26,5% della popolazione non pratica uno sport ma svolge attività fisica, come fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio ecc. (15 milioni 640 mila persone).

I sedentari, ossia coloro che dichiarano di non praticare alcuno sport o attività fisica nel tempo libero, sono oltre 23
milioni (39,1% della popolazione) e aumentano con l’età fino ad arrivare a quasi la metà della popolazione di 65 anni e più.

Su scala regionale possiamo osservare:

persone che praticano sport in modo continuativo o saltuario
praticano sport in modo continuativo in modo saltuario
abruzzo 32,6 23,4 9,2
molise 28,9 18,8 10,1
campania 23 15,9 7
puglia 28 19,3 8,7
basilicata 26,7 18,7 8
calabria 25,6 17,3 8,3
sud 26 18 8
italia 34,3 24,4 9,8

 

Sono oltre 20 milioni gli italiani che praticano attività sportiva, 23 milioni i sedentari, soprattutto anziani. Fra i praticanti, il 24,4% lo fa in modo assiduo e il 9,8% saltuariamente. Sono questi i dati che emergono dalle stime di Istat, riferite al 2015, pubblicate oggi, 19 ottobre, sul rapporto degli italiani con lo sport.  Secondo l’analisi, la mancanza di tempo è la “scusa” più usata da chi non frequenta piscine o palestre, ma ci sono anche motivi di salute o di scarso interesse fra le varie giustificazioni da utilizzare, mentre c’è una bella quota di persone che preferisce fare movimento attraverso lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta.

L’incidenza dei praticanti sulla popolazione dai 3 anni in su è pari al 34,3%. Tra gli uomini il 29,5% fa sport con continuità e l’11,7% di tanto in tanto. Per le donne le percentuali sono più basse, rispettivamente 19,6% e 8,1%. La pratica sportiva continuativa cresce nel tempo per entrambi i generi e in tutte le età: dal 15,9% del 1995 al 22,4% nel 2010 fino al 24,5% nel 2015.


A fare sport sono soprattutto i ragazzi di 11-14 anni (70,3%, di cui il 61% in modo continuativo e il 9,3% in modo saltuario), anche se, con l’avanzare dell’età tendono a praticarne meno. La quota di praticanti e’ piu’ elevata nel Nord-est (40,4%), seguono Nord-ovest (39,5%), Centro (35,3%), Sud e Isole (26,2%). Significative le differenze rispetto al livello di istruzione: pratica sport il 51,4% dei laureati, il 36,8% dei diplomati, il 21,2% di chi ha un diploma di scuola media inferiore e solo il 7,3% di chi ha conseguito la licenza elementare o non ha titoli di studio.

Ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica (25,2% degli sportivi, pari a 5 milioni 97 mila persone), sono tra le discipline più scelte, seguite da calcio (23%, 4 milioni 642 mila persone) e sport acquatici (21,1%, 4 milioni 265 mila persone).

Il nuoto è lo sport piu’ diffuso tra i bambini fino a 10 anni (43,1%), il calcio tra gli under35 (33,6%), ginnastica, aerobica, fitness e cultura fisica tra gli adulti fino a 59 anni e sopra i 60 anni (27,4%).

La categoria delle escursioni e delle passeggiate di almeno di 2km, rilevata in maniera esplicita per la prima volta nel 2015, è praticata da più di 1 milione 173mila persone.

Lo sport viene esercitato per passione o piacere (60,3%), per mantenersi in forma (54,9%), per svago (49,5%) e per ridurre lo stress accumulato (31,6%).

Circa la metà della popolazione di 3 anni e piu’ non ha mai praticato sport (44,9%), una persona su cinque ha praticato uno sport che ha poi interrotto (20,2%). Non pratica sport chi dichiara di non avere tempo (38,6%) interesse (32,8%), per ragioni legate all’età (23,5%), per stanchezza/pigrizia (16,1%),per motivi di salute (15,9%), familiari (15,1%), motivi economici (13,8%). Il 26,5% della popolazione non pratica uno sport ma svolge attivita’ fisica, come fare lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, giardinaggio, ecc. (15 milioni 640 mila persone).

I sedentari, ossia coloro che dichiarano di non praticare alcuno sport o attivita’ fisica nel tempo libero, sono oltre 23 milioni (39,1% della popolazione) e aumentano con l’eta’ fino ad arrivare a quasi la meta’ della popolazione di 65 anni e piu’

Fonte: https://www.primaonline.it/2017/10/19/262573/oltre-20-milioni-di-italiani-praticano-sport-i-dati-istat-nel-nord-est-del-paese-i-piu-attivi-il-calcio-la-disciplina-piu-scelta-dagli-uomini-la-ginnastica-dalle-donne-infografica/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Adeguata alimentazione: Proporzione standardizzata* di persone di 3 anni e più che consumano quotidianamente almeno 4 porzioni di frutta e/o verdura sul totale delle persone di 3 anni e più.

Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.

 

colazione adeguata con latte e/o cibo colazione con latte e cibo pranzo a casa
abruzzo 84,2 41,9 83,2
molise 80,8 46,5 83,9
campania 74,4 39,6 79,3
puglia 79,9 48,8 87
basilicata 78,3 40,8 84,3
calabria 78,9 41,1 84,9
sud
italia
pranzo in mensa pranzo in ristorante pranzo al bar pranzo sul posto di lavoro pasto principale pranzo pasto principale cena
4,4 1,9 0,8 5,3 72,8 13
5,3 1,2 0,4 5,4 81,4 11,8
3,9 1,3 0,7 8,6 71,5 18,8
3,2 0,7 0,7 3,3 82,8 9,1
4,4 0,7 0,6 5 81,5 9
3,2 1 0,6 5,5 75,1 12,1

 

 

“La punta dell’iceberg della situazione di disagio in cui si trovano molte famiglie emerge dal fatto che più di un italiano su dieci nel 2018 non ha avuto risorse adeguate per garantirsi una corretta alimentazione”. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti sulla base dei dati Eurostat diffusa in occasione del report sulla povertà in Italia nel 2018 pubblicato dall’Istat. “L’11% della popolazione italiana – sottolinea la Coldiretti – non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano”.  La situazione in Italia è tra “le peggiori dell’Unione europea dove la percentuale media scende all’8%, mentre stanno peggio solo Grecia (12%), Lettonia (12%), Ungheria (12%) Romania (16%) e Bulgaria (31%)”. “Va tuttavia segnalato – conclude la Coldiretti – a livello nazionale un deciso segnale di miglioramento rispetto al 2017 quando le persone in difficoltà alimentare erano il 13%”. Fonte: https://agensir.it/quotidiano/2019/6/18/alimentazione-coldiretti-piu-di-un-italiano-su-dieci-nel-2018-non-ha-avuto-risorse-adeguate/

Colazione non adeguata (Per colazione non adeguata si intende una colazione in cui si assumono soltanto bevande come tè, caffè ma non si beve latte né si mangia qualcosa) – Nel 2012 la quota di bambini e ragazzi di 3-17 anni che fa una colazione non adeguata è pari al 9,9%. Il valore più alto caratterizza la fascia tra gli 11 e i 17 anni (16,7%), mentre tra i più piccoli, 3-10 anni, la percentuale scende al 3,9%. – Il livello di istruzione della madre sembra influenzare l’adeguatezza della colazione per i figli; infatti se si guarda il totale dei bambini tra i 3 e i 17 anni che non fa una colazione adeguata, il livello più basso (5,6%) è tra i bambini con madre laureata, questo valore sale al 7,9% nel caso in cui la madre abbia conseguito solo il diploma di scuola superiore e al 12,2% se la madre ha solo completato la scuola dell’obbligo. – Tra le famiglie che considerano le proprie risorse economiche ottime o adeguate, la quota di bambini e ragazzi che fa una colazione non adeguata è pari al 9,0%, mentre è di poco superiore (10,7%) la percentuale di famiglie che considerano scarse o insufficienti le proprie risorse economiche. Consumo di snack (Per snack si intendono alimenti salati come patatine, noccioline, olive, ecc.) – Nel 2012 il consumo di snack, cioè di prodotti poveri di nutrienti salutari ma di cui spesso si abusa, riguarda il 14,2% dei 3-17enni, con quote più elevate al crescere dell’età (11,4% tra i ragazzi di 3-10 anni contro 17,4% nella fascia 11-17 anni). – Anche per il consumo giornaliero di snack si ripropone la stessa associazione inversa con il titolo di studio delle madri. La percentuale aumenta man mano che si abbassa il livello di istruzione: 7,3% (laurea), 12,2% (diploma scuola superiore) e 17,4% (scuola dell’obbligo). – A livello territoriale il Sud presenta i dati più critici nel consumo almeno una volta al giorno di snack, con il 19,4%, rispetto al 16,3% del Nord-Ovest, all’11,4% nel Nord-Est, all’8,9% del Centro e all’11,7% delle Isole. – Nell’arco temporale 2005-2012 il titolo di studio della madre non sembra influenzare il consumo quotidiano di snack dei figli, che risente invece del titolo di studio paterno. Si riscontra infatti una netta riduzione del consumo tra i bambini e i ragazzi figli di laureati, che passa dall’11% nel 2005 al 4,6% nel 2012. Consumo di frutta e verdura – Nel 2012 la quota di bambini e ragazzi che consuma 4 o più porzioni di frutta e verdura al giorno è pari al 12%, mentre il 63,2% si caratterizza per un consumo più basso, cioè fino a 3 porzioni. – Anche per questa abitudine si ripropone la corrispondenza virtuosa tra titolo di studio elevato dei genitori e comportamento alimentare più sano dei bambini e dei ragazzi. Nel 2012 è infatti il 24,1% dei bambini e dei ragazzi, tra i 3 e i 17 anni con una mamma laureata, a consumare 4 o più porzioni di frutta o verdura al giorno, mentre lo fa solo il 14,5% di coloro con mamma con diploma di scuola superiore o di scuola dell’obbligo. – Se si considerano le ripartizioni territoriali, i valori più critici sono quelli del Sud, con il 6,8%, cui seguono quelli delle Isole, con il 9,1%. Più alti ed omogenei i valori delle rimanenti ripartizioni: 14,2% nel Nord-Ovest, il 14,9 nel Nord-Est e il 15,1% nel Centro. Esaminando il consumo giornaliero di verdura, ortaggi e frutta “fino a 3 porzioni al giorno” le differenze si mantengono evidenti: al Sud si registra il 68%, e nelle Isole il 64,6% mentre al Nord e al Centro si osservano prevalenze più contenute (Nord-Ovest 62,2%, Nord-Est 59,5%, Centro 60,9%). Consumo di bevande gassate – Anche per il consumo di bevande gassate, di cui spesso i ragazzi abusano, i dati del 2012 rilevano la relazione con il titolo di studio delle madri; la quota di consumatori quotidiani di più di mezzo litro di bevande gassate tra i ragazzi di 11-17 anni è pari al 4,7% se le madri sono laureate, al 10,4% se hanno il diploma di scuola superiore e all’8,6% se hanno completato solo la scuola dell’obbligo. Sovrappeso e obesità – Il fenomeno dell’eccesso di peso (sovrappeso e obesità) tra i bambini e i ragazzi è più diffuso tra i maschi (30,1% contro il 23,6% delle femmine), tra coloro che vivono al Sud (34,6% rispetto al 22,7 del Nord-Ovest, al 21,1% del Nord-Est, al 24,6% del Centro e al 31,1% delle Isole) e tra chi svolge poca attività fisico-motoria, nonché tra chi vive in famiglie con risorse economiche scarse o insufficienti e soprattutto con livelli di istruzione dei genitori più bassi. – Anche il peso dei genitori influenza il fenomeno; infatti se entrambi sono in sovrappeso si registra la percentuale più alta di bambini e adolescenti dai 6 ai 17 anni in sovrappeso, pari al 38,1%. Questo valore scende al 28,1% se è sovrappeso solo la madre, e al 26,5% se lo è solo il padre. La quota di bambini in sovrappeso con entrambi i genitori normopeso scende al 20,4%

Fonte: https://www.unicef.it/Allegati/Bambini_malnutrizione_scheda_dati.pdf

 

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