CRESCE IL RISCHIO POVERTA’ IN ITALIA

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Il tasso di rischio di povertà, ovvero la percentuale delle persone che hanno un reddito inferiore al 60% di quello medio disponibile, in Italia è salito passando dal 20% del 2020 al 20,1% del 2021, per 11,84 milioni di persone coinvolte.

Lo si legge nelle ultime tabelle Eurostat, secondo cui la percentuale sale al 25,2% (14,83 milioni) se si considerano anche le persone a rischio di esclusione sociale, ovvero quelle che sono a rischio di povertà o non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali o vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa.

Oltre un quarto dei bambini italiani con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà, ovvero con redditi inferiori al 60% di quello medio disponibile.

Nel 2021 si contano oltre 108mila famiglie in meno in condizioni di povertà assoluta al Nord (da 7,6% del 2020 a 6,7%), dinamica confermata anche a livello individuale (-301mila persone, da 9,3% a 8,2%). Andamento opposto si registra nel Mezzogiorno dove la povertà assoluta cresce e riguarda il 10,0% delle famiglie (da 9,4%) e il 12,1% degli individui (da 11,1%, +196mila). Nel Centro, infine, l’incidenza di povertà rimane stabile tra le famiglie (da 5,4% a 5,6%), ma aumenta tra gli individui (da 6,6% a 7,3%, +75 mila rispetto al 2020) (Prospetto 1).

PROSPETTO 1. INDICATORI DI POVERTÀ ASSOLUTA PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA Anni 2019, 2020 e 2021 (a) (b), valori assoluti e percentuali

nord

centro

mezzogiorno

ITALIA

2019

2020

2021

2019

2020

2021

2019

2020

2021

2019

2020

2021

Famiglie povere

726

943

834

242

290

299

706

775

826

1674

2007

1959

Famiglie residenti

12429

12474

12429

5333

5337

5320

8233

8268

8265

25995

26079

26014

Persone povere

1860

2554

2253

663

788

864

2071

2259

2455

4593

5602

5571

Persone residenti

27516

27508

27376

11935

11894

11829

20491

20370

20253

59941

59771

59458

Nel 2021 si registra una sostanziale stabilità dell’incidenza per le diverse tipologie familiari. Segnali di miglioramento si rilevano per le famiglie di 2 componenti (da 5,7% a 5,0%) e 3 componenti (da 8,5% a 7,1%) (Prospetto 2). La presenza di figli minori continua ad essere un fattore che espone maggiormente le famiglie al disagio; infatti l’incidenza di povertà assoluta si conferma elevata (11,5%) per le famiglie con almeno un figlio minore e nel caso di famiglie formate da coppie con 3 o più figli sale al 20,0%. La percentuale è decisamente più bassa e pari al 5,5% tra le famiglie con almeno un anziano (5,6% nel 2020, valore sostanzialmente stabile) a conferma dell’importante ruolo di protezione economica che i trasferimenti pensionistici assumono in ambito familiare. Il totale dei minori in povertà assoluta nel 2021 è pari a 1 milione e 384mila: l’incidenza si conferma elevata, al 14,2%, stabile rispetto al 2020 ma maggiore di quasi tre punti percentuali rispetto al 2019, quando era pari all’11,4% (Prospetto 3). Le incidenze di povertà sono stabili anche tra i giovani di 18-34 anni (11,1%) e tra gli over65 (5,3%). Valori elevati dell’incidenza di povertà assoluta si continuano a osservare per le famiglie con persona di riferimento di 35-54 anni, dunque in piena età attiva, colpite in modo significativo dalla crisi nel 2020: 9,9% per quelle con persona di riferimento tra i 35 e i 44 anni e 9,7% per le famiglie con persona di riferimento tra 45 e 54 anni. La povertà assoluta è stabile tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 7,3% del 2020 a 7,0%), che avevano risentito maggiormente degli effetti della crisi, e tra quelle con persona di riferimento ritirata dal lavoro (da 4,4% a 4,3%), mentre peggiora ulteriormente, dal 19,7% al 22,6%, tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione. Anche le famiglie con persona di riferimento dipendente presentano un’incidenza di povertà che sostanzialmente non varia (da 7,7% a 7,5%), ma se la persona di riferimento è un operaio o assimilato si raggiunge il 13,3%. Segnali di stabilità si osservano anche tra le famiglie composte solamente da italiani (5,7%), dopo il peggioramento dello scorso anno, mentre si aggrava la condizione di quelle composte da soli stranieri (da 26,7% del 2020 a 30,6%).

PROSPETTO 2. INDICATORI DI POVERTÀ ASSOLUTA SECONDO LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE FAMILIARI

Anni 2019, 2020 e 2021 (a) (b) (c), valori percentuali

PROSPETTO 2. INDICATORI DI POVERTÀ ASSOLUTA SECONDO LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE FAMILIARI

Anni 2019, 2020 e 2021 (a) (b) (c), valori percentuali

Ampiezza della famiglia

2019

2020

2021

1 componente

5,7

5,7

6

2 componenti

4,3

5,7

5

3 componenti

6,1

8,5

7,1

4 componenti

9,6

11,2

11,6

5 componenti o più

16,2

20,5

22,5

TIPOLOGIA FAMILIARE

2019

2020

2021

Famiglie con almeno un figlio minore

9,2

11,5

11,5

Famiglie con almeno un anziano

5,1

5,6

5,5

Presenza di stranieri

2019

2020

2021

Famiglie di soli italiani

4,9

6

5,7

Famiglie di soli stranieri

24,4

26,7

30,6

Famiglie con stranieri

22

25,3

26,4

Età della persona di riferimento

2019

2020

2021

18-34 anni

8,9

10,3

9,4

35-44 anni

8,3

10,7

9,9

45-54 anni

6,9

9,9

9,7

55-64 anni

6,1

6,6

7,3

65 anni e più

5,1

5,3

5,2

Tipologia familiare

2019

2020

2021

Famiglie con almeno un figlio minore

9,2

11,5

11,5

Famiglie con almeno un anziano

5,1

5,6

5,5

Presenza di stranieri

2019

2020

2021

Famiglie di soli italiani

4,9

6

5,7

Famiglie di soli stranieri

24,4

26,7

30,6

Famiglie con stranieri

22

25,3

26,4

Età della persona di riferimento

18-34 anni

8,9

10,3

9,4

35-44 anni

8,3

10,7

9,9

45-54 anni

6,9

9,9

9,7

55-64 anni

6,1

6,6

7,3

65 anni e più

5,1

5,3

5,2

La spesa media familiare non recupera completamente il crollo del 2020 Nel 2021, la stima preliminare della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è pari a 2.439 euro mensili in valori correnti, in crescita del 4,7% rispetto ai 2.328 euro dell’anno precedente . Si tratta di una crescita molto accentuata, che però non compensa il crollo del 2020. Rispetto ai 2.560 euro del 2019, infatti, la spesa media è ancora inferiore del 4,7%.

La guerra in Ucraina ha peggiorato di molto l’andamento tendenziale a livello economico.

Dalla seconda metà del 2021 si registra una forte impennata dei prezzi dell’energia nell’UE e nel mondo. Il prezzo dei carburanti è aumentato ulteriormente a seguito dell’aggressione non provocata e ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, il che ha suscitato preoccupazioni anche per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’UE. La decisione della Russia di sospendere le forniture di gas a vari Stati membri dell’UE ha avuto ulteriori ripercussioni sulla situazione.

Con la dichiarazione di Versailles i leader dei 27 Stati membri dell’UE hanno convenuto, nel marzo 2022, di affrancare il più rapidamente possibile l’UE dalla dipendenza dai combustibili fossili russi. Al Consiglio europeo di marzo essi hanno discusso misure volte ad attenuare l’impatto degli elevati prezzi dell’energia e a garantire l’approvvigionamento energetico. Hanno proceduto a uno scambio di opinioni sui seguenti temi:

opzioni per le misure di mercato

stoccaggio del gas e acquisti comuni di gas

misure a breve termine per alleviare l’impatto sui cittadini e le imprese

Il 30 e 31 maggio 2022 il Consiglio europeo ha convenuto di vietare quasi il 90% di tutte le importazioni di petrolio russo entro la fine del 2022, con un’eccezione temporanea per il petrolio greggio fornito mediante oleodotto. Ha esortato il Consiglio a finalizzare e adottare senza indugio il sesto pacchetto di sanzioni che comprenderà tale divieto.

Tenendo conto dei diversi mix energetici e delle diverse condizioni e circostanze degli Stati membri, i leader dell’UE hanno chiesto di:

  • diversificare ulteriormente le fonti e le rotte di approvvigionamento energetico

  • accelerare la diffusione delle energie rinnovabili

  • migliorare ulteriormente l’efficienza energetica

  • migliorare le interconnessioni delle reti del gas e dell’elettricità

si è provveduto inoltre ad uno stoccaggio di gas nei mesi precedenti sufficiente a garantire una continuità di approvvigionamento compatibile con le esigenze invernali in modo da accumulare nei depositi una quantità bastevole.

Appare evidente come questi sono dei pannicelli caldi per alleviare le sofferenze alle quali anche il popolo italiano sarà soggetto. La crisi energetica che si è innescata sta riducendo e di molto i margini di guadagno delle imprese in generale e sta riducendo sul lastrico quelle più energivore. I prezzi di benzina e gas sono esplosi e stentano a ritrovare una strada in discesa, la crisi internazionale morde anche sul turismo che almeno in Italia rappresenta una voce fondamentale del bilancio. La crisi perfetta sembra alle porte ma, in fin dei conti, si può tollerare che, alle porte dell’Europa, uno zar possa decidere deliberatamente di ammazzare centinaia e migliaia di persone che si ribellano ad un sopruso bello e buono? Vorrà dire che dovremo rimandare i sogni di gloria ad un periodo successivo ma non si può e non si deve tollerare che qualcuno calpesti il diritto di un popolo europeo e che si candida a far parte dell’Unione.

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