Crisi: cosa fare?

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“Saggezza e buon senso si ottengono in tre modi: primo con la riflessione, che è la cosa più nobile;  secondo, attraverso l’imitazione, che è la cosa più semplice; e terzo con l’esperienza, che è la cosa più amara di tutte.” Diceva Confucio.

In un momento difficile come questo, durante il quale si stanno avverando gli incubi peggiori e che erano assolutamente imprevedibili, la saggezza è la virtù alla quale tendere per cercare di arginare le conseguenze di proporzioni epocali che ci attendono.

E per essere saggi nelle scelte che attenderanno coloro che saranno chiamati a decidere le strade da percorrere per risollevarci dal baratro nel quale siamo caduti, necessariamente, questi dovranno riflettere, imitare e decidere in base all’esperienza. Il modo migliore di combinare queste tre attività non è, di certo, applicarle in modo sequenziale secondo l’ordine sopraesposto, ma il saperle intersecare fra loro a seconda delle necessità. Quindi riflessione, imitazione ed esperienza devono alternarsi e darsi il cambio a seconda di quale delle tre è la più adatta a dare una spiegazione al fenomeno indagato.

Sarà necessario riflettere sul fatto che, quella che stiamo cominciando a percorrere, è una strada similare a quella del 1929, quando Keynes teorizzò che, per risollevare l’economia dal baratro che aveva generato il primo conflitto mondiale, fosse assolutamente necessario adottare le seguenti azioni:

  1. Elargizione di contributi in denaro
  2. Distribuzione dei prodotti essenziali
  3. Tassazione progressiva del capitale
  4. Generazione del risparmio forzato

Tutte queste attività avevano come presupposto un ruolo statale che i neoliberisti contrastavano apertamente ma che era funzionale a ridare fiato ad una domanda che,  in seguito al conflitto mondiale, era in uno stato comatoso. La crisi di questi ultimi tempi non si differenzia fortemente da quella del ‘900, se non per le cause che l’hanno generata.

Analizzando specificamente i punti possiamo notare:

a = l’elargizione dei contributi in denaro, riservati alle fasce meno abbienti, è una misura che potrà essere implementata e potrà essere elargita a favore delle persone in difficoltà economica a patto, come già precedentemente ipotizzato, di un impiego nelle posizioni lavorative anche di utilità sociale.

b = la distribuzione dei prodotti di prima necessità è una misura differente rispetto al periodo post bellico perché se, subito dopo la guerra, l’elargizione di beni di prima necessità coincideva con la fornitura di beni essenziali alla sopravvivenza, oggi potrebbe essere intesa relativamente ai prodotti medicali, di cui la popolazione ha necessità, ma l’offerta non riesce a seguire la domanda (le mascherine possono essere un esempio).

c = i sostanziosi interventi pubblici che sarà necessario effettuare dovranno essere finanziati nella maniera più equa possibile e, inevitabilmente, il modo più giusto è quello di contribuire in misura proporzionale al capitale posseduto.

d = un risparmio forzato è una misura che dovrebbe frenare un processo inflattivo che determinerebbe ripercussioni monetarie di proporzioni non facilmente calcolabili. Se infatti le persone, ai tempi della guerra, fossero state libere di acquistare avrebbero generato un processo inflattivo a causa della penuria di beni disponibili  e  sarebbero aumentati in maniera incontrollata i prezzi di vendita, in una spirale distruttiva. Per questo motivo Keynes ebbe l’idea di impedire alla gente di comprare, pagandogli il salario su conti bloccati che sarebbero stati disponibili una volta finita la guerra. Questa misura avrebbe bloccato l’inflazione ed avrebbe dato, al contempo, una boccata di ossigeno a favore di una ripresa al termine di essa. Il risparmio forzato, all’epoca del corona virus, sta avvenendo in seguito alla chiusura  delle attività commerciali per cui, chi continua a percepire lo stipendio, è in un certo senso costretto a risparmiare non potendo materialmente spendere quanto poteva in tempi normali. Quanto messo da parte potrà essere utilizzato, quando la crisi terminerà, per effettuare gli acquisti che non sono stati effettuati a causa del blocco, ridando, contemporaneamente, slancio all’economia nazionale. Ma l’unico modo per uscire da questa crisi di dimensioni planetarie è affiancare a queste misure sostanzialmente monetarie anche misure volte ad una riorganizzazione produttiva. Sarà pertanto necessario ripensare fino in fondo il sistema economico – industriale del Paese ed adeguarlo ai mutamenti che stanno intervenendo e stanno sconvolgendo il mondo intero.

Sarebbe assolutamente miope non tener conto di questa opportunità.

Trasformare, quindi, un evento che causa morte e povertà in un’opportunità di rinnovamento del sistema industriale, consonante con l’indirizzo che sembra avere intrapreso nel terzo millennio, sembra, ora come non mai, una cosa possibile oltre che auspicabile. Si potrebbe perciò dare un ulteriore stimolo all’abbandono del fossile come fonte energetica e sviluppare maggiormente le energie alternative, che sono il biglietto di ingresso verso il sostentamento futuro.

Allentare, col tempo, il manifatturiero del millennio passato sostituendolo, seppur non completamente, con un’attività imprenditoriale che si basi sul mondo dei professionisti, degli autonomi, delle partite IVA in grado di stare al passo con le trasformazioni tecnologiche, sembrava essere diventato un obbligo a cui non era possibile sottrarsi. Ho utilizzato il tempo imperfetto e, quindi, ho parlato al passato, perché, francamente, non so come il mondo uscirà dopo questa tempesta generata da un virus. Ora, come non mai, l’economia è di fronte ad una immane tragedia che può trasformarsi in una irripetibile occasione di rilancio. Bisogna dare risposte di medio e lungo termine che siano concrete e specifiche ma che, contemporaneamente, si inseriscano in un progetto globale tanto ambizioso quanto necessario.

 

 

 

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