IL FUTURO DELL’AUTO

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In un momento nel quale, i cambiamenti climatici, sembrano inondare i quotidiani nazionali mentre si constata che, inevitabilmente, sono generati dall’uso dei combustibili fossili, appaiono improcrastinabili gli impegni che, l’Europa, ha sottoscritto per regolamentare un settore che, qualora lasciato libero, genererebbe dei danni incalcolabili. L’Europa si è formalmente impegnata a ridurre le emissioni di gas serra almeno del 40% entro il 2030, confermando il target di riduzione dell’80% entro il 2050. Il mese scorso la Commissione Ue ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia europea per aver violato le norme europee antismog. La decisione è stata presa a seguito della ripetuta violazione dei limiti Ue per il particolato Pm10. Il 31 gennaio scorso il commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella aveva convocato a Bruxelles i ministri di nove Paesi tra cui l’Italia, chiedendo l’adozione di misure per ridurre l’inquinamento atmosferico. A quanto si apprende da fonti europee, la documentazione fornita da Roma è stata sufficiente per evitare l’aggravamento della procedura di infrazione sull’NO2 ma non quella sul particolato, in quanto il piano italiano prevede una normalizzazione della situazione in tempi troppo lunghi. E’ utile sottolineare, comunque, che se si prende a esempio la Lombardia, la regione più popolata e tra le più inquinate d’Italia, secondo i dati diffusi da Arpa (l’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente) a metà 2016, il 45% delle polveri sottili è generato dalla combustione delle stufe a pellet o a legna. I motori diesel delle auto producono il 14% di Pm10 e un altro 13% deriva dal consumo di pneumatici, freni e asfalto. Le auto complessivamente influiscono per circa il 27%: tanto, ma probabilmente meno di quanto si pensi. La restante parte delle Pm10 derivano da fonti naturali e da combustioni di vario genere (industrie, centrali termoelettriche, impianti di incenerimento, impianti di riscaldamento, etc.). In questa situazione è comunque consigliabile una diminuzione drastica di tutti i possibili elementi inquinanti. Tra questi sicuramente c’è il motore diesel. L’addio al diesel sarà lento, ma inesorabile. Un cambiamento destinato a stravolgere nei prossimi dieci anni lo scenario automobilistico. A cancellare intere gamme di modelli e a costringere i grandi costruttori a rivedere i programmi di sviluppo. Sono destinate a resistere ancora le auto a benzina (25% nel 2030 secondo lo studio) anche se opportunamente modificate. La tendenza alla riduzione dell’uso del gasolio nel mondo dell’automobile resta un fatto. Così come i regolamenti sempre più restrittivi nei confronti di questo carburante. Cosa che costringerà i produttori ad aumentare il prezzo di listino dei modelli, rendendoli sempre meno convenienti rispetto a quelli a benzina. Un cambiamento che potrebbe rivoluzionare l’attuale scenario produttivo. Ma è verso l’auto elettrica che si sta concentrando l’attenzione dei maggiori produttori automobilistici; anche in relazione al costo dell’impiantistica di genere. Secondo Alixpartners i costruttori di automobili dovrebbero essere in grado di riconvertire i loro impianti per la produzione di motori elettrici al posto dei tradizionali visto che in media, per costruire un impianto che produce 400.000 motori l’anno, sono necessari 500 milioni di euro. Mentre, per realizzare lo stesso numero di motori elettrici, sono sufficienti circa 50 milioni ed è richiesto circa un decimo dello spazio necessario rispetto alla produzione di un motore endotermico. Oltre a costi di manodopera significativamente inferiori. Le case automobilistiche sembrano cominciare ad adeguarsi a questa tendenza del mercato che verrà, incentivata com’è dagli indirizzi legislativi che, sicuramente, interverranno nel settore trasportistico e di conseguenza nell’automobilistico che è, ad esso, connesso. Sullo stesso fronte della Renault c’è anche la Toyota, leader del mercato mondiale, che ha già annunciato lo stop alla produzione di vetture diesel a partire dal 2025. I loro obiettivi sono tutti in direzione dell’ibrido (la cui leadership è totale) con cui presto sostituirà la quota diesel. Ma strategie simili sono all’ordine del giorno dei grandi gruppi tedeschi che cominciano a “spingere” sempre più sui motori elettrici anche se per vederne i frutti bisognerà attendere ancora qualche anno. La Fiat, invece, durante la presentazione del nuovo Business plan 2019-2022 ha annunciato che entro il 2021 darà l’addio alla produzione delle auto diesel e nel contempo investirà in questo quadriennio 9 miliardi di euro nell’auto elettrica. A seguito di questa notizia, il nuovo ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ha affermato che l’obbiettivo è quello di arrivare al milione di auto elettriche circolanti in Italia entro il 2022. I Sindaci di Londra e di Parigi hanno già fissato i tempi per metterle al bando. La capitale francese vorrebbe bloccarle (almeno in parte) già a partire dal 2020 mentre Londra “si accontenterebbe” di una tassa giornaliera di 20 sterline. L’Olanda è andata ancora più avanti e, prima fra i paesi europei, ha dato inizio ad un iter legislativo per vietarne addirittura la vendita a partire dal 2025. Insomma, la guerra è aperta e l’esempio olandese ha già fatto i primi proseliti. In Norvegia, ad esempio, leader del mercato delle auto elettriche con il 24 per cento di quota (l’Italia arriva appena allo 0,1 per cento) è appena comparsa una proposta di legge praticamente identica. E perfino la Germania sta percorrendo strade simili con la possibilità di chiudere il mercato delle auto diesel e a benzina a partire dal 2030. In Italia, i comuni antesignani che sembrano voler abbracciare tale tendenza del mercato dell’auto, sembrano essere Roma, Milano e Venezia che, con differenti modalità di regolamentazione della circolazione di auto diesel nel proprio comprensorio, sembrano incarnare la tendenza a smarcarsi dalle auto alimentate con il combustibile fossile più inquinante, in assoluto. In Italia, i dati sull’inquinamento, sono influenzati, per buona parte, dall’anzianità del parco circolante. secondo l’ACI l’anzianità del parco circolante è:

 

A questo punto viene da chiedersi se, in futuro, il mestiere di autoriparatore (volgarmente detto “meccanico”) abbia un futuro o meno. Secondo KeRete (società specializzata in servizi di web marketing per il settore dell’autoriparazione) si, a patto di:

  • Assicurare un servizio esaustivo investendo in tecnologia e formazione per adeguare la qualità al cambiamento in atto
  • Assicurare operatività 7 giorni su 7, con orari di servizio estesi (le auto in sharing e a guida autonoma di giorno lavorano, solo la notte possono fermarsi per un pit-stop senza perdere denaro)”.
  • Assicurare un servizio di custumer care in grado di seguire e soddisfare il grado di gradimento della clientela
  • Diminuire i tempi di durata della manutenzione

 

 

 

Andamento dell’autoriparazione in Italia

Carrozzieri 22.543 20.696 20.553 -1.990 -8,8 -143,7 -0,7
Elettrauto 9.079 7.431 7.174 -1.905 -21 -257 -4
Gommisti 6.019 6.453 6.504 485 8 51 0,8
Altro 5.731 3.816 3.509 -2.222 -39 -307 -8
Totale autoriparazione (*) 89.340 81.744 81.000 -8.340 -9 -744 -1
Totale imprese ITALIA 5.279.013 5.124.777 5.129.749 -149.264 -3 4972 0

 

 

Grazie ai dati camerali è possibile avere un quadro più dettagliato del trend registrato dal settore in questi ultimi anni di profonda crisi economica. Tra il 2009 e il 2018 (dati al 31 marzo di ogni anno), in Italia il settore ha perso 8.340 imprese; in termini percentuali la contrazione più significativa si è registrata tra gli elettrauto (-21%), seguono i carrozzieri (-8,8%) e, infine, i meccanici (-5,9%). Queste cifre includono sia le imprese artigiane sia quelle non artigiane. Di segno opposto solo i gommisti che sono aumentati dell’8,1%. È importante notare come la variazione percentuale del totale delle imprese presenti in Italia sia sceso di “solo” il 2,8%. Appare evidente, in conclusione,  che in futuro, i meccanici dovranno adeguarsi ai cambiamenti copernicani cui il settore dell’auto assisterà ed anche la tanto decantata produzione classica industriale dovrà adeguarsi ai cambiamenti che verranno, loro, impostiti dalle nuove tendenze del mercato automobilis

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