Industria 4.0 per la Basilicata

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La legge di bilancio 2019 ha mantenuto, rimodulandolo, il programma nazionale 4.0, i cui diversi ambiti di applicazione posso rivelarsi importanti per sostenere il rilancio del sistema innovativo regionale. La Basilicata si caratterizza per una rilevante presenza sul territorio regionale di produttori di conoscenza tecnico-scientifica – pubblici, privati e a partecipazione mista – in alcuni settori ad elevata coerenza rispetto alle specializzazioni socio-economiche lucane, ed in altri che rappresentano vere e proprie eccellenze tecnologiche su scala globale.

La domanda di innovazione è, invece, debole, specialmente per la sua parte esplicitata. Va infatti tenuto conto del fatto che la spesa delle imprese per R&S rispetto al PIL è pari a meno di un terzo di quella nazionale, mentre la spesa pubblica per R&S è più vicina al dato nazionale, configurando quindi un sistema di ricerca trainato essenzialmente dal soggetto pubblico. Di conseguenza, si tratta anche di una innovazione “povera”, nella misura in cui ha una scarsa incisività. In questo quadro, disponiamo però di alcune eccellenze scientifico-tecnologiche hanno ispirato la scelta dei settori trainanti della strategia” S3” (smart specialization strategy) regionale per il 2014-2020. Le aree sono le seguenti:

Il settore dell’Aerospazio, con particolare riferimento alle applicazioni nel campo del monitoraggio ambientale, delle Osservazioni della Terra e della prevenzione dei rischi naturali, in Regione Basilicata trae forza, oltre che da una naturale vocazione territoriale, da una significativa concentrazione di centri di ricerca pubblici (Agenzia Spaziale Italiana, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA), dalla presenza dell’Università degli Studi della Basilicata e dalla presenza di   Telespazio e da alcune PMI operanti nel settore. Inoltre, in Regione Basilicata, si è costituita una filiera “impresa, ricerca ed end users/enti territoriali” molto ben posizionata a livello internazionale. Il contesto regionale, inoltre, presenta un’alta percentuale di giovani in possesso di lauree in materie scientifiche e tecnologiche ed oltre 1000 persone che lavorano nel settore delle tecnologie spaziali, dei rischi naturali e dell’Information Technology. Nel 2005 poi è stato fondato il consorzio pubblico‐privato TeRN (Tecnologie per le Osservazioni della Terra e i Rischi Naturali) finalizzato a promuovere gli spillover tecnologici e di ricerca sull’osservazione della terra e i disastri naturali.

In particolare, mediante Industria 4.0 ed i suoi strumenti, si potrebbero sviluppare le seguenti direttrici di azione trasversali propedeutiche al raggiungimento delle traiettorie di ricerca sopra evidenziate:

  • la formazione professionale del personale del settore aerospaziale regionale in materia di tecnologie abilitanti di Industria 4.0;
  • La pianificazione di iniziative a livello nazionale ed europeo, di confronto e scambio con industrie, enti di ricerca, pubbliche amministrazioni ed end-user sulle traiettorie individuate.

Il settore automotive, in cui assume particolare rilievo il polo automobilistico di Melfi. Esso è il maggiore impianto di assemblaggio automobilistico italiano con un peso destinato a crescere sul totale della produzione nazionale. Nell’area riservata alla SATA trovano impiego circa 7.000 addetti. Il parco fornitori è costituito invece da 25 aziende che aderiscono al consorzio ACM (Consorzio Auto componentistica Mezzogiorno) e che impiegano nell’insieme circa 3.400 addetti.

In quest’ottica si inserisce il progetto del “Campus industriale del manufacturing”, definito nel 2006 da un accordo tra MEF, MIUR e Regione Basilicata. Prevede: a) attività di alta formazione, legate al WCM (World Class Manufacturing) e da trasferirsi nelle attività produttive dello stabilimento di Melfi e dell’indotto; b) progetti di comakership fra lo stabilimento ed i suoi fornitori; c) la realizzazione di progetti di diversificazione produttiva dei fornitori in settori collegati all’automotive.

In questi ambiti, una stretta cooperazione con il programma nazionale Industria 4.0 è di tutta evidenza, e potrebbero, operativamente, basarsi su un mix di incentivi offerti dal programma ed azioni di alta formazione per i ricercatori che andranno ad operare dentro il Campus. Ma anche sulla creazione, in collaborazione anche con l’Università della Basilicata, di una scuola di specializzazione in tecnologie legate all’automotive ed ai trasporti sostenibili, che specializzi ulteriormente gli ingegneri laureatisi dentro Unibas.

Inoltre, proprio il polo di San Nicola di Melfi, integrato fra produzione SATA, subfornitura ed il Campus di Ricerca, potrebbe essere identificato dal Piano Nazionale Industria 4.0 come centro di competenza nazionale per la mobilità sostenibile e le nuove organizzazioni della produzione.

Il settore della chimica verde, che utilizza spazi di terreno non redditizio, riconvertibile a coltivazioni industriali per bioraffinerie, oppure la superficie forestale regionale della Basilicata, che secondo l’Inventario Forestale Nazionale è pari a circa il 35% della superficie regionale.

Già oggi, tra i vari attori regionali, l’ENEA Trisaia partecipa già da diversi anni al settore. Presso l’Università della Basilicata sono attivi diversi gruppi di ricerca che, nell’ambito della chimica organica, analitica ed industriale, da anni si occupano di tematiche legate alla “Chimica Verde” in collaborazione con istituzioni di ricerca leader a livello nazionale ed internazionale. La Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali ha al suo attivo numerosi progetti di ricerca proprio nel settore della Chimica verde. Il CNR-ISM ha sviluppato competenze nella preparazione e caratterizzazione di materiali per sensoristica, optoelettronica ecc.

Per sviluppare tale potenziale, le traiettorie produttivo-tecnologiche da sostenere mediante azioni di policy dovrebbero essere mirate al completo sfruttamento di biomasse, mediante l’applicazione di processi biochimici/chimici.  La chimica verde, utilizzando materie prime di origine vegetale è in grado di rivitalizzare siti regionali produttivi attualmente in difficoltà, ma anche di avviare nuove iniziative industriali, coinvolgendo il territorio lucano.

Iniziative industriali in Basilicata potrebbero trovare maggiore accelerazione grazie all’uso di contributi finanziari a valere su Industria 4.0 per l’acquisto/ammortamento dei macchinari e delle attrezzature ed infrastrutture di ricerca delle imprese biochimiche che si volessero localizzare, ma anche per sostegno a progetti di ricerca industry driven, soprattutto o presentati direttamente dalle imprese.

Il settore dell’energia. La regione è caratterizzata dalla significativa presenza di grandi player pubblici (Enea, CNR, Università degli Studi della Basilicata) che operano nel settore della Ricerca e dell’Innovazione in ambito nazionale ed internazionale e da un sistema produttivo costituito da grandi imprese (Fiat, ENI, Total, ecc.

L’innovazione in chiave Industria 4.0, per la nostra regione e per tale settore, si gioca essenzialmente sulle seguenti traiettorie:

  • Fonti Rinnovabili e sistemi di accumulo. Particolare interesse riveste lo sviluppo di nuove tecnologie fotovoltaiche ad alta efficienza;
  • Valorizzazione energetica di biomasse legnose ed agricole/zootecniche e rifiuti;
  • Efficienza energetica: R&S nelle tecniche di isolamento e recupero termico negli edifici già operativi da accompagnarsi per gli edifici di nuova costruzione a soluzioni impiantistiche innovative;
  • Generazione distribuita e reti Elettriche intelligenti (smart grid).
  • Utilizzo eco-compatibile delle fonti energetiche non rinnovabili, ovvero innovazioni tecnologiche mirate alla riduzione dell’impatto ambientale tramite il monitoraggio dei sistemi ambientali presenti nelle aree estrattive di fonti non rinnovabili (cioè nei siti petroliferi).

In tal senso, una azione sostenuta da Industria 4.0 potrebbe basarsi sui seguenti aspetti:

  • Realizzazione, in corrispondenza della sede del Distretto Sud di ENI, e con il supporto scientifico dell’Istituto Mattei della Val d’Agri, di un centro di competenza nazionale sull’energia rinnovabile in Val d’Agri;
  • Attività di assistenza tecnologica alle imprese edili regionali per acquisire tecnologie costruttive più avanzate in termini di efficienza energetica;
  • Implementazione, dentro il piano nazionale “competenze per la manifattura 4.0” di specifici percorsi e corsi tecnologici, da implementare nelle nostre scuole tecnico-professionali, mirati a creare tecnici ed altre figure professionali tipiche del cosiddetto mondo dei “green jobs”.

 

 

  1. Achilli
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