ISTITUTI TECNICI: ECCELLENZA DI NICCHIA

0

L’Italia dell’istruzione vanta una piccola eccellenza ancora troppo di nicchia: gli Istituti tecnici superiori (Its). Le nostre scuole di tecnologia post diploma , a dieci anni dalla nascita, continuano a registrare tanti occupati e pochi studenti.

Ogni anno oltre 235.000 studenti in uscita dal primo ciclo di istruzione decidono di iscriversi a un percorso quinquennale di istruzione tecnica o professionale. Si tratta di quasi la metà degli individui della coorte di riferimento (46,6% nell’anno scolastico 2017/18). Tra coloro che concluderanno il secondo ciclo di istruzione nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale, poco più del 30% proseguirà poi gli studi a livello universitario o nell’istruzione tecnica superiore; la maggior parte dei diplomati opterà, invece, per un ingresso immediato nel mercato del lavoro. È legittimo chiedersi se questi ultimi dispongano di un adeguato bagaglio di competenze (hard e soft skills) per una transizione senza intoppi dai percorsi di studio al lavoro.

La riforma del secondo ciclo di istruzione avviata con la legge 133/2008 ha determinato la revisione degli indirizzi liceali, tecnici e professionali, rimodulandone l’offerta formativa e riducendone la frammentazione. In particolare, il comparto liceale consta ora di sei indirizzi formativi: artistico, classico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico (anche con opzione scienze applicate) e scienze umane (anche con opzione economico-sociale). I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà e promuovono l’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze coerenti con le inclinazioni individuali e in vista di una prosecuzione degli studi a livello universitario. Il comparto dell’istruzione tecnica consta di undici indirizzi formativi divisi in due settori, Economico e Tecnologico, pensati per favorire l’occupabilità dei diplomati. Prevede la possibilità di personalizzare le discipline dell’area di indirizzo del 30% nel secondo biennio e del 35% nel quinto anno. Gli istituti tecnici offrono al contempo una formazione di tipo teorico-tecnico e una di tipo pratico, attraverso laboratori e opportunità di tirocinio in azienda. Oltre all’ingresso nel mercato del lavoro, i diplomati tecnici possono optare per la prosecuzione degli studi al livello universitario o nell’ambito del sistema di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS).

Nel settore Economico rientrano gli indirizzi:

Amministrazione, Finanza e Marketing;

Turismo.

Nel settore Tecnologico rientrano gli indirizzi:

Meccanica, Meccatronica ed Energia;

Trasporti e Logistica;

Elettronica ed Elettrotecnica;

Informatica e Telecomunicazioni;

Grafica e Comunicazione;

Chimica, Materiali e Biotecnologie;

Sistema Moda;

Agraria, Agroalimentare e Agroindustria;

Costruzioni, Ambiente e Territorio.

Anche il comparto dell’istruzione professionale è organizzato in due settori,

Servizi e

Industria e Artigianato, che constano di sei diversi indirizzi formativi.

Formazione teorica e pratica si combinano per assicurare un profilo di competenze immediatamente spendibile nel mercato del lavoro, ma non precludono la possibilità di proseguire con gli studi al livello universitario o nell’ambito dell’IFTS. È prevista la possibilità di personalizzare le discipline dell’area di indirizzo del 25% nel primo biennio, del 35% nel secondo biennio e del 40% il quinto anno anche per rispondere alle attitudini dei singoli.

Nel settore Servizi rientrano gli indirizzi:

Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale;

Servizi socio-sanitari;

Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera;

Servizi commerciali.

Nel settore Industria e Artigianato rientrano gli indirizzi:

Produzioni artigianali e industriali;

Manutenzione e assistenza tecnica.

Al termine del primo ciclo di istruzione, in alternativa ai percorsi di istruzione secondaria di secondo grado di durata quinquennale, esiste altresì la possibilità di assolvere l’obbligo di istruzione e formazione con la frequenza dei corsi di durata triennale o quadriennale dell’Istruzione e Formazione Professionale, di competenza regionale

 

Gli Istituti Tecnici Superiori sono “scuole speciali di tecnologia” costituite con l’intento di riorganizzare e perfezionare il canale di formazione superiore non universitario. Sono stati introdotti nell’ordinamento nazionale dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008 in attuazione della legge finanziaria 2007. Gli istituti tecnici offrono la possibilità del conseguimento del Diploma di Tecnico Superiore e conseguente accesso al mondo del lavoro nell’ambito del settore di specializzazione. La possibilità di proseguire gli studi universitari per il conseguimento della laurea triennale presso le università federate con l’ITS (art.3 legge di riforma dell’Università). Possono iscriversi agli ITS i diplomati che intendono conseguire il Diploma di Tecnico Superiore, per poi inserirsi velocemente nel mondo del lavoro o proseguire gli studi presso una università federata. All’ITS si accede per concorso pubblico. È richiesta una competenza linguistica pari al livello B2 e una competenza informatica pari all’ECDL avanzato.

Sotto un profilo regionale riscontriamo che:

Ind. 409 Incidenza dei diplomati nei percorsi di istruzione tecnica e professionale sul totale dei diplomati (a)
Numero di diplomati (totale) presso i percorsi di istruzione tecnica e professionale sul totale dei diplomati
2015 2016 2017
Abruzzo 44,5 43,9 45,4
Molise 45,2 46,3 47,4
Campania 50,3 50,0 50,8
Puglia 49,5 50,1 52,5
Basilicata 51,1 52,2 53,6
Calabria 50,6 49,7 52,1
Italia 48,3 48,7 50,0

L’incidenza dei diplomati in percorsi di istruzione tecnica e professionale registra, in Basilicata, un aumento costante nel tempo e supera il numero dei diplomati in altre discipline che non consentono un accesso così diretto al mondo lavorativo.

 

 

Analizzando la tabella della

Distribuzione percentuale degli alunni iscritti al I anno delle scuole secondarie di secondo grado (statali e paritarie) per indirizzi/opzioni – AA. SS. 2017/18- 2016/17

Vedremo:

                  per 100 iscritti
indirizzi di studio as 2017/2018 as 2016/2017
liceo classico 6,3 6
liceo linguistico 9 9
liceo scientifico 15,2 15
Liceo Scientifico – opz. Scienze Applicate                 7,6 7,4
Liceo Scientifico – sezione ad indirizzo Sportivo 1,5 1,3
Liceo Scienze Umane 5,5 5,2
Liceo Scienze Umane – opz. Economico  Sociale                                        2,4 2,3
Liceo Musicale e Coreutico sez. Musicale 0,7 0,7
Liceo Musicale e Coreutico sez. Coreutica 0,1 0,1
Liceo Artistico 4,3 4,2
Liceo Europei / Internazionali 0,7 0,8
Totale Licei 53,4 52
Istituto Tecnico – Settore Economico 11,2 11,4
Istituto Tecnico – Settore Tecnologico 19,2 19,1
Totale Istituti Tecnici 30,4 30,5
Istituti Professionale – Settore Industria e Artigianato* 3,4 3,6
Istituti Professionale – Settore Servizi* 12,1 13,1
Istituti Professionale – IeFP Sussidiarietà Complementare 0,7 0,8
Totale Istituti Professionali 16,2 17,5

 

 

Anche l’Ocse sembra essersi accorta di questo paradosso; del fatto, cioè, che, nonostante i tassi di occupazione siano dell’82% nella classe 25-64 anni, comunque gli studenti frequentanti sono appena il 2% di tutti gli iscritti a un corso di studi terziario. L’1,7% per la precisione. Contro l’86% registrato dalle lauree di primo livello e il 12% di quelle di secondo livello, che possono vantare un ritorno occupazionale analogo (83% per le magistrali) o addirittura inferiore (73% per le triennali). Una forbice che non si registra in nessun altro Paese industrializzato. Tutto ciò a fronte di un quadro finanziario neanche paragonabile: il contributo pubblico, statale e locale, per l’intero sistema Its, secondo un’elaborazione curata da Ptsclas, ha cubato, nel 2018, circa 60 milioni di euro (di cui 38 di provenienza regionale); il Fondo di finanziamento ordinario delle università – che pure esce da un decennio di tagli – arriva a 7,4 miliardi.

Fermo restando che questi due segmenti di istruzione terziaria non sono paragonabili perché hanno missioni diverse e si rivolgono a platee diverse, i 20mila studenti usciti dagli Its in un decennio restano oggettivamente pochi. Tant’è vero che Confindustria, per voce del vice presidente per il Capitale umano, Gianni Brugnoli, ha spesso quantificato in almeno 20mila unità il fabbisogno annuo di diplomati Its che servirebbe alle imprese. Del resto, la loro appetibilità sul mercato del lavoro è confermata dalle statistiche nazionali. L’ultimo monitoraggio dell’Indire lo calcola all’80% a un anno dal titolo, con un tasso di coerenza del 90% tra percorso di studi e impiego svolto.

Da Nord a Sud non mancano casi di eccellenza, spesso legati al 4.0, con un tasso di occupazione che arriva addirittura a sfiorare il 100 per cento. Il loro successo occupazionale è legato a due fattori. Il primo, è che questi istituti si collegano a un reale bisogno delle aziende. Il secondo, è che formano le persone direttamente per un “mestiere”. I docenti che provengono dal mondo del lavoro sono infatti il 70% e in stage si fa il 42% delle ore totali. Quasi il 40%, poi, dei partner degli Its, sono imprenditori che assumono o fanno assumere i ragazzi che specializzano. La stragrande maggioranza dei contratti firmati sono stabili: tempo indeterminato o apprendistato. Gli Its – o, meglio, le fondazioni che gestiscono queste scuole d’eccellenza – sono oggi 104 con circa 13mila studenti frequentanti, suddivisi in sei aree tecnologiche: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, made in Italy, beni culturali e turismo, informazione e comunicazione.

La “fase 2” per gli Its è, ora, il loro decollo. Ne è convinta Carmela Palumbo, capo dipartimento per l’Istruzione del Miur: «Gli Its – ha detto – hanno dimostrato, con i numeri, di essere un’offerta formativa valida per gli studenti». «Le direttrici di intervento sono due – ha aggiunto Cristina Grieco (regione Toscana) -. Primo, va migliorato l’orientamento. Poi, c’è da valorizzare il link con imprese e territori, a partire dal rafforzamento degli investimenti, se l’obiettivo, condiviso, è quello di aumentare di molto il numero di diplomati Its, mantenendo l’attuale livello qualitativo dei percorsi».

fonti:

 

Eu.B. Cl. T.

www.istat.it

https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Il+Report/583c0519-6e54-4fe4-883d-7095fc48ff33

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share.

About Author


Leave A Reply