L’ASI DI POTENZA: COSI’ STANNO LE COSE

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Prima Il Sindaco di Melfi, Valvano, e poi il presidente della Commissione attività produttive, Quarto, hanno dato voce a quanti invitano l’assessore Cupparo a non intestardirsi sulla proposta di unificare i due consorzi e a valutare l’opportunità di concentrare gli sforzi su quello in difficoltà, magari con una legge che preveda la possibilità per quello di Matera, oggi contrario all’unificazione, di poter aderire , se lo ritenga, in un periodo successivo, quando le cose saranno più chiare e non c’è il pericolo che la situazione debitoria di uno finisca col compromettere l’altro. In verità la idea di Cupparo non è affatto sbagliata ma non ha fatto i conti ( e l’assessore lo sta vedendo) sulla forte resistenza delle classi dirigenti materani tutte accomunate, senza distinzione, da un localismo che viene da lontano, dai tempi in cui la Potenza di Colombo imperversava con il suo dominio. Che a gestire le aree industriali siano due realtà provinciali, anziché una regionale, non determina la fine del mondo, rispetto all’obiettivo di rimettere in piedi strumenti capaci di affrontare la nuova fase di industrializzazione della Basilicata: Il problema però di quale uscita dare alla situazione del consorzio potentino non è affatto semplice e si ha l’impressione che non siano ancora state mobilitate le professionalità giuste per trovare la soluzione più corretta e proficua possibile. E’ indubbio che da anni il consorzio potentino, pur essendo  ente pubblico economico ,ha agito di fatto  come un ente sub regionale, attuando tutte le decisioni che provenivano da viale Verrastro, sia quando si è trattato di mantenere sotto costo alcuni servizi ( acqua,luce ) sia quando si è trattato di cedere importanti pezzi di patrimonio , come il depuratore di Potenza che da solo sarebbe in grado di mantenere in vita il Consorzio stesso. Questa è la verità che sta dietro il deficit del Consorzio. Tutto il resto che parla di cattiva gestione e di sperpero sono balle, smontate anche dalla recente sentenza della Cassazione che ha mandato assolti tutti gli amministratori per una vicenda incredibile da ascrivere al clima giustizialista che si è creato allora e che è servito a schermare efficacemente un sistema di potere esterno al Consorzio stesso. La rotonda di uscita da una situazione di deficit insostenibile è a tre direzioni: l’una che presuppone l’ingresso della Regione come socio unico ( o come socio di maggioranza , prevedendo l’entrata simbolica anche dei Comuni in cui insistono le nove aree industriali del territorio potentino) , l’altra di creazione di una nuova azienda sub regionale con la contestuale messa in liquidazione dell’attuale ente consortile, la terza di cessione dei depuratori industriali ad altro Ente in modo da dare continuità alla produzione industriale. La seconda strada sembra la più facile, ma non è priva di rischi perchè liddove i creditori volessero rivalersi sul patrimonio, potrebbero mettere in discussione le scelte fatte in ordine alla cessione di parte del patrimonio dello stesso Consorzio, dando vita ad un contenzioso che rischierebbe di pregiudicare la funzionalità degli impianti stessi ( stiamo parlando di quatto depuratori, di cui tre per i reflui industriali). Anche la terza ipotesi, quella di cedere ad altri gli impianti non eviterebbe l’iniziativa legale dei creditori rispetto come atto precauzionale rispetto alle loro spettanze. Se queste considerazioni sono vere, non rimarrebbe che ripercorrere la strada intrapresa dal precedente Governo che si è interrotta  sull’ostacolo giuridico,secondo cui la Regione non poteva considerare come società in house il Consorzio e che il contributo previsto di 2 milioni all’anno per il risanamento poliennale si configurava come aiuto di stato ad un ente privato. Da qui la corsa di alcune Regioni ( vedi Toscana) a cambiare lo Statuto e a farne una azienda regionale. La strada di un risanamento graduale non è semplice ma ha il vantaggio di conservare alla Regione tutta la potestà decisionale, soprattutto in ordine alla pianificazione e gestione urbanistica del territorio ( che potrebbe essere teoricamernte rivendicata tra le competenze della gestione liquidatoria) ,come pure in ordine alla organizzazione della politica industriale nel quadro della nuova area di incentivazione fiscale determinata dalla Zes. Il risanamento , fatta la premessa di un ingresso della Regione, comporterebbe la nomina di un amministratore straordinario cui affidare i compiti :a) di ricontrattare il debito con i creditori b) di rideterminare le condizioni per viaggiare annualmente senza deficit ( oneri condominiali, tariffe: si è in attesa di una sentenza del Consiglio di Stato sull’aumento del costo dell’acqua determinato dal Consorzio) c) di individuare nuove opportunità gestionali che consentono di accumulare profitti da destinare al risanamento. Una volta diventato house organ, insieme alla SEL, il cui amministratore si sta dimostrando molto attivo nell’efficientamento energetico del patrimonio pubblico, si potrebbe dar vita a quelle famose comunità energetiche, capaci di portare, con i soldi pubblici, un sensibile risparmio alle utenze pubbliche e private delle singole aree industriali.  In alternativa, in cambio della messa a disposizione delle superfici idonee a installare impianti fotovoltaici in ogni area, la SEL potrebbe utilizzare parte del personale del Consorzio. Basterebbe  un accordo per energizzare la SiderPotenza perchè si abbia un beneficio di enorme valenza economica. Il Consorzio dispone di enormi superfici per il fotovoltaico, di aree green per l’eolico , mentre la SEL dispone di un background notevole di esperienza e professionalità. Non si vede perchè il Consorzio , che di recente  ha ceduto particelle di suolo dell’area industriale a Viggiano per il parco fotovoltaico fatto dall’Eni, non possa lavorare per conto proprio, insieme alla SEL, per mettere a reddito questa opportunità. Altre forme di risparmio potrebbero arrivare dai nuovi servizi da mettere a disposizione delle imprese, come pure da un efficientamento dei depuratori industriali che oggi sono pieni di fango e che rendono un quarto rispetto alla specifica capacità produttiva, oppure dalla presa in carico dell’impianto di trattamento dell’organico che dovrebbe affiancare il depuratore di Potenza. Insomma, ci fosse una persona, amministratore o consulente , capace di disegnare e garantire un percorso del genere,  questa del risanamento è una strada che si potrebbe intraprendere. Soprattutto dopo aver fatto capire ai creditori che o trovano un accordo, oppure rischiano di avere briciole o  venti anni di contenziosi giudiziari. L’assessore Cupparo, che è un imprenditore, queste cose le capisce bene: meglio un uovo oggi.…

Rocco Rosa

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