ORO NERO vs ORO BLU

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Il prezzo del petrolio è influenzato da numerosi fattori, tra cui il principale è sicuramente il rapporto che esiste tra la domanda e l’offerta di questa commodity. Tali informazioni sono reperibili nei periodici report che l’AIE, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, e l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio, rilasciano periodicamente.

Esistono principalmente due tipologie di Petrolio: il WTI ed il Brent. Il WTI è il petrolio estratto negli Stati Uniti d’America ed in particolare nello stato del Texas, da cui per l’appunto deriva il nome di WTI che sta per West Texas Intermediate. Il Brent invece viene estratto prevalentemente dal Mare del Nord. Sono queste due tipologie che rivestono particolare importanza a livello mondiale e di cui sono seguite quotidianamente le quotazioni per capire il prezzo del petrolio come varia oggi. Il Brent è scambiato sul London International Petroleum Exchange ed il suo valore funge da riferimento sul mercato europeo e del 60% del mercato mondiale. Il nome Brent deriva proprio da un famoso giacimento locato nel Mare del Nord.

Il prezzo del WTI, invece, deriva dalle contrattazioni dei futures del NYMEX, la New York Mercantile Exchange. Il WTI viene considerato petrolio di elevata qualità grazie alle sue caratteristiche chimico-fisiche. Le due diverse tipologie di petrolio, sebbene abbiano andamenti simili (se uno aumenta è probabile che anche l’altro aumenti e viceversa), non hanno mai lo stesso prezzo in quanto quest’ultimo è influenzato anche dalla domanda e dai costi di trasporto del greggio.

Il prezzo di questa materia prima varia a seconda della domanda ed offerta globale. I report periodici di AIE e OPEC contengono stime, dati ed informazioni che riguardano la domanda del petrolio greggio a livello mondiale. Oltre a ciò le due istituzioni elaborano anche accurate stime sui consumi futuri e sull’andamento del mercato che possono influenzare il costo della materia prima.

Altri dati, che influenzano il prezzo, sono quelli relativi alle scorte USA del petrolio, dati che vengono rilasciati settimanalmente dall’agenzia EIA, una divisione del dipartimento dell’energia degli Stati Uniti. La quotazione del petrolio quindi varia continuamente e, prevedendo la quotazione futura del greggio, è possibile guadagnare tramite questa commodity. La variazione del prezzo è dovuta a specifiche condizioni e variazioni macroeconomiche e di politica internazionale.

Anche se guerre od altre particolari situazioni possono influenzare il valore del petrolio in maniera importante, le maggiori fluttuazioni derivano dalla domanda mondiale del grezzo. Soprattutto negli ultimi anni l’incremento della domanda dei paesi emergenti, Cina ed India su tutti, ha contribuito all’aumento del prezzo del barile a fronte naturalmente di un’offerta che non è aumentata in modo significativo. La forte crescita, con conseguente incremento della domanda di petrolio delle nazioni emergenti, è la principale motivazione dell’aumento della quotazione del petrolio degli ultimi anni.

Un altro fattore che può influenzare significativamente il prezzo sono le condizioni metereologiche. Uragani o situazioni particolarmente critiche di disastri ambientali possono contribuire a far crescere notevolmente il costo del petrolio.

Il prezzo del petrolio ha imboccato nuovamente la via del ribasso inaugurando negativamente anche la nuova settimana.

La quotazione del WTI, in particolar modo, ha registrato le performance peggiori, arrivando a bruciare ben oltre i 10 punti percentuali. Meno evidenti invece i rossi del Brent che ha comunque perso più del 3%.

Le oscillazioni del prezzo del petrolio sono tornate ad attirare l’attenzione di un mercato ormai sotto shock visto quanto accaduto nelle ultime settimane. Dopo il tentativo di recupero dei giorni scorsi, le quotazioni hanno imboccato ancora la via del ribasso e la situazione è nuovamente peggiorata.

A causare le ultime oscillazioni del prezzo del petrolio è stato ancora una volta quel mix letale di elementi che nelle ultime settimane ha determinato un vero e proprio shock sul mercato energetico.

L’aumento globale delle scorte e i timori riguardanti il crollo della domanda causato dal coronavirus sono tornati a pesare sulla quotazione del WTI e, seppur più lievemente, sulla quotazione del Brent.

L’accordo sui tagli trovato qualche tempo fa dall’OPEC+ e in procinto di entrare in vigore il prossimo 1 maggio, ha fallito nell’intento di richiamare i venditori e le cose sono peggiorate sempre di più. Non molto tempo fa, il prezzo del petrolio è sceso addirittura in territorio negativo per la prima volta nella storia.

Il tutto mentre lo sbilanciamento del mercato in favore dell’offerta ha portato a chiedersi dove verranno stipate le giacenze di oro nero in eccesso, visto che molte aziende hanno quasi raggiunta la massima capacità di stoccaggio.

Secondo gli analisti di Goldman Sachs la quotazione del WTI e quella del Brent potrebbero continuare a risentire di questo contesto globale. La capacità globale di immagazzinamento delle scorte sarà completa nell’arco di 3 o 4 settimane cosa che porterà molti produttori a fermarsi per compensare (per quanto possibile) le perdite della domanda.

Tutto ciò non farà che incrementare la volatilità: il prezzo del petrolio continuerà a perdere quota almeno finché il mercato non tornerà ad essere bilanciato.

Da questa analisi sugli andamenti delle quotazioni di greggio deriva una consapevolezza di fondo di cui non si può tener conto: a livello globale le nostre economie, spesso, sono influenzate da fattori esogeni, di cui non si può avere il pieno controllo, perché determinate da fattori geopolitici che risultano fuori dalla portata dei governi nazionali. Figurarsi, poi, se questi risultano ad appannaggio di classi dirigenti che, ancora, non hanno ben chiaro gli andamenti dei giochi di potere all’interno dello scacchiere internazionale. Il risultato sarebbe, inevitabilmente, che il nostro approvvigionamento energetico risulterebbe un fattore esogeno di cui non si può avere il controllo.

Qualora le tensioni sul prezzo di questa tanto osannata ed, al contempo, vituperata fonte energetica dovessero continuare ad oscillare pesantemente, la sua volatilità dovrebbe spingere ad una riflessione disincantata sulla convenienza o meno della sua estrazione in un territorio che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) accantonare il ricorso a fonti energetiche del secolo passato (millennio verrebbe da dire) ed indirizzarsi verso altre meno impattanti. Conviene, dunque, pregiudicare la salubrità di aria e acqua pur di estrarre una risorsa che inquina e vale meno dell’oro blu che scorre nelle nostre vallate?  La risposta dovrebbe nascere spontanea e si fatica a comprendere come mai, una popolazione che è stata in grado di opporsi strenuamente a che Scanzano venisse trasformata in un deposito nucleare, non riesca ad opporsi ad una lenta ed inesorabile compromissione e sfruttamento del territorio, operato scientemente dalle compagnie petrolifere. Sarebbe il caso di ribellarsi e far capire che, i briganti, sono pronti a rinascere pur di tutelare la propria salute e quella dei loro bambini.

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