TURISMO CULTURALE, FATTORE DI RAFFORZAMENTO DELL’ECONOMIA LUCANA

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Il comparto turistico, un tempo cenerentola di un approccio industrialista allo sviluppo regionale evidentemente fallimentare, è in costante crescita numerica, in termini di domanda, e sta iniziando ad andare oltre il classico turismo “mordi e fuggi” di vicinanza da regioni limitrofe. L’evento di Matera 2019 potrebbe, forse, costituire l’elemento dirompente in grado di far fare a tale crescita un salto quantico, moltiplicando la scala di un trend costante ma ancora moderato.

“Potrebbe”, perché non ci si può ragionevolmente attendere, come invece ho sentito dire a improvvidi cantori del potere palingenetico dei grandi eventi, che Matera 2019, da sola, si sufficiente a fornire spinta propulsiva allo sviluppo turistico lucano. Può farlo solo se si tratta di una tappa, importante ma non isolata, di una strategia più generale di sviluppo del segmento culturale, con un approccio a raggera, che dagli attrattori culturali già noti (Matera, Melfi, Lagopesole, Metaponto) si espanda progressivamente verso i beni e le emergenze meno conosciute, spingendosi verso le aree interne della regione.

Vediamo più in dettaglio. Il rapporto fra presenze totali e popolazione lucana (il cosiddetto “indice di turisticità”) al 2017, ultimo anno disponibile, è pari al 64% della media nazionale. Ma tale indicatore, se misurato solo rispetto alle presenze nei mesi non estivi, è pari ad appena il 52% del valore italiano medio. Ciò significa che, in un quadro di capacità complessiva di attrazione di turisti ancora inferiore alla media nazionale, c’è un secondo problema (o, per meglio dire, un problema nel problema) di inadeguata stagionalità dei flussi, troppo concentrati, anche rispetto al dato italiano, sulla stagione estiva.

Un modo per incentivare una maggiore espansione del settore turistico, anche nei mesi non estivi, sarebbe quello di valorizzare meglio il comparto culturale. Secondo l’indagine annuale Symbola-Unioncamere, il comparto culturale e creativo lucano assorbe, nel 2017, il 3,5% del valore aggiunto ed il 4,1% dell’occupazione regionale. Troppo poco, se si considera che le medie nazionali sono, rispettivamente, del 6% e del 6,1%, e che la Basilicata, con l’evento di Matera 2019, si candida ad un ruolo primario sul palcoscenico europeo del turismo culturale. Di fatto, la Basilicata è la penultima regione italiana per incidenza della filiera culturale e creativa sull’economia regionale.

Ci sono quindi cospicui margini per far crescere l’economia culturale regionale, valorizzando un cluster produttivo che, in Basilicata, al 2017, conta su 1.966 imprese e ben 8.300 addetti, una consistenza analoga a quella del polo Fca di Melfi.  Tanto più che la spesa per fruizione di beni e servizi culturali ed artistici in Basilicata attiva il 38,3% della spesa turistica complessiva generata dal territorio, un valore addirittura superiore alla media nazionale (38,1%) e che mostra quanto strategici siano i beni culturali ed artistici per il settore turistico lucano.

Incrementare la valorizzazione economica e la fruizione turistica di tali beni, quindi, genera un effetto positivo sulla spesa turistica, e sulle potenzialità di sviluppo locale, piuttosto rilevante, e potenzialmente in grado di destagionalizzare i flussi. E’ sull’offerta culturale che il turismo lucano deve, quindi, puntare prioritariamente.

Come? Anche copiando esperienze di successo fatte da altre parti, o compiute a livello nazionale. Mi permetto di segnalare il progetto Valore Paese – DIMORE, per la valorizzazione di immobili pubblici di pregio storico, artistico e paesaggistico, localizzati in ambiti di interesse turistico, culturale e ambientale. Tale progetto, varato dall’Agenzia del Demanio e da Invitalia nel 2015, per il recupero di immobili a valenza culturale ed artistica in stato di abbandono o degrado.

Più di recente è stato avviato il progetto Valore Paese – CAMMINI e PERCORSI, promosso di concerto tra MIBACT, MIT, ANAS S.p.A. e Agenzia del Demanio, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed inquadrato nell’ambito del Piano Strategico di Sviluppo del Turismo 2017-2022, a supporto del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche e del Piano Straordinario della Mobilità Turistica. Si tratta di un progetto a rete che punta al recupero di beni pubblici situati lungo cammini storico-religiosi e percorsi ciclopedonali e al loro riuso per nuove attività a servizio del viaggiatore (camminatore, ciclista, pellegrino, etc.) nonché di animazione sociale e culturale degli itinerari scelti. L’iniziativa trova attuazione, per le predette finalità, con la pubblicazione dei bandi di gara per l’affidamento in concessione degli immobili situati lungo i cammini e percorsi individuati, che per quanto riguarda i beni di proprietà dello Stato e di altri Enti pubblici ha seguito due iter:

  • concessione gratuita ex art. 11 co. 3 D.L. n. 83/2014, conv. in L. n. 106/2014 ad imprese, cooperative e associazioni giovani, finalizzata proprio alla realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza e alla promozione di percorsi pedonali, ciclabili e mototuristici;   
  • concessione di valorizzazione ex art. 3-bis D.L. n. 351/2001, conv. in L. n. 410/2001, da affidare a privati che siano in grado di sostenere importanti costi di investimento per il recupero degli immobili.

Tali bandi si sono chiusi nel 2017 e la relativa dotazione finanziaria è stata impegnata e spesa, ma possono, ovviamente, essere mutuati dall’esperienza nazionale e riproposti nella programmazione regionale, adattandone le caratteristiche ai requisiti dei diversi strumenti programmatici a disposizione della Regione (essenzialmente il PO FESR) ed alle caratteristiche del territorio, ad esempio attestando la partenza dei cammini turistici sugli attrattori culturali già noti, in modo da ottenere un effetto di diffusione dell’attrazione turistica a raggera nelle aree interne della regione.

Si tratta, ovviamente, soltanto di due semplici esempi di politiche che possono essere realizzate sul territorio, e non sono esaustivi dell’ampia creatività che impera in tale settore. L’importante è che vi sia una programmazione turistica con obiettivi chiari e priorità definite. Gli strumenti poi vengono di conseguenza

R. Achilli

 

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