Un Sud sempre più povero… e spopolato

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Il tema dei divari territoriali è di interesse per le politiche locali ma anche per la programmazione nazionale in quanto distribuisce una valutazione oggettiva delle differenze territoriali e monitora i settori più o meno sviluppati oltre ad evidenziare, implicitamente, dove concentrare le risorse per uno sviluppo armonico del territorio. La multidimensionalità del benessere equo e sostenibile si coglie bene attraverso la varia articolazione dei profili territoriali, che non sono sempre caratterizzati in maniera univoca e non sempre si accordano al consueto gradiente nord-sud, che tuttavia rimane sempre una chiave di lettura calzante per molte e importanti componenti del Bes. La cosa che, però, rimbalza agli occhi del lettore è, in questi giorni, la lettura del rapporto Svimez sull’economia del mezzogiorno. In esso si afferma che “Si riallarga il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni” e che “La crescita dell’occupazione nel primo semestre del 2019 riguarda solo il Centro-Nord (+137.000), cui si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-27.000)”. Dal 2000, stima lo Svimez, hanno lasciato il Mezzogiorno oltre 2 milioni di persone, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto in possesso di un titolo universitario.   Il dramma reale è che il futuro si preannuncia anche peggiore. Entro i prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di persone, giovani istruiti in particolare che, alla fine si tradurrà in un arretramento del Pil del 40%. Il mezzogiorno, inoltre, detiene il triste record della povertà assoluta. Nel 2017 le famiglie in questa condizione erano 845 mila, l’anno dopo, grazie al reddito di cittadinanza erano scese a 822  mila. L’incidenza è scesa dal 10,3 % al 10%, rimanendo comunque doppia rispetto al  Centro-Nord.

Un prospetto relativo alla incidenza della povertà relativa delle regioni meridionali

2016 2017
Intervallo di confidenza     Intervallo di confidenza
Abruzzo Incidenza (%) Errore( %) lim.inf. lim.sup. Incidenza (%) Errore( %) lim.inf. lim.sup.
Molise 18,2 18,2 11,7 24,6 21,0 10,1 16,9 25,2
Campania 19,5 9,7 15,8 23,2 24,4 7,9 20,6 28,1
Puglia 14,5 10,1 11,6 17,4 21,6 7,1 18,6 24,6
Basilicata 21,2 13,4 15,7 26,8 21,8 10,5 17,4 26,3
Calabria 34,9 6,0 30,8 39,1 35,3 6,5 30,7 39,8
NORD 5,7 5,5 5,1 6,3 5,9 5,0 5,3 6,5
CENTRO 7,8 8,9 6,5 9,2 7,9 6,2 6,9 8,8
MEZZOGIORNO 19,7 4,1 18,2 21,3 24,7 3,3 23,1 26,3
ITALIA 10,6 3,0 10,0 11,2 12,3 2,5 11,7 12,9

 

Mostra come sia la Basilicata che, in modo particolare, la Calabria, negli anni considerati, hanno un’incidenza della povertà relativa pari quasi al doppio della media italiana e che, essa, cresca anche in termini relativi rispetto agli anni considerati. La condizione del Sud è aggravata dalla generale stagnazione in cui è immersa l’economia italiana: “ Il Nord Italia non è più tra le locomotive d’Europa, alcune regioni dei nuovi stati membri superano per il Pil molte regioni ricche italiane avvantaggiate nelle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro ed in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitività” secondo lo Svimez che invoca, da un lato, “una visione unitaria della stagnazione italiana ma, dall’altra, politiche unitarie ed avvedute per il Sud”. In particolare, a fronte del crollo degli investimenti, soprattutto di quelli pubblici, serve un piano straordinario di investimenti per il mezzogiorno. Le risorse che fanno capo alle politiche di coesione dopo il 2020 saranno di 50 miliardi di cui il 70% destinate al Sud e devono necessariamente essere utilizzate. Se non lo fossero verrebbero inevitabilmente perse. “Sono stati accumulati troppi ritardi nell’attuazione del ciclo in corso 2014-2020”, denuncia la Svimez, rilevando che “i pagamenti al Sud sono stati finora pari ad appena il 19,78% del totale. La spesa monitorata del Fondo Sviluppo Coesione, dove confluiscono le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate al riequilibrio economico e sociale, è pari al 30 giugno 2019 a soli 37,6 miliardi, di cui realmente pagato soltanto 1 miliardo. Ciò dimostra un’evidente incapacità delle Amministrazioni centrali, regionali e locali, a utilizzare pienamente le risorse”.

Accanto a questa capacità di spendere le risorse comunitarie è necessario affiancare una politica di sostegno ai giovani.

«Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati». Così il Rapporto Svimez, che lancia l’allarme sulla «trappola demografica». In Italia nel 2018 si è raggiunto «un nuovo minimo storico delle nascite», si ricorda, sottolineando che al Sud sono nati circa 157 mila bambini, 6 mila in meno del 2017. La novità, spiega, è «che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli».

Ad esempio l’indicatore di fecondità

tasso di fecondità 2017
tasso di fecondità totale età media delle madri età media dei padri alla nascita figlio
Abruzzo 1,24 32,23 35,67
Molise 1,19 32,59 36,26
Campania 1,35 1,32 34.78
Puglia 1,24 31.82  35.2
Basilicata 1,19 32,75 36,47
Calabria 1,28 31,63 35,5

Evidenzia come il tasso di fecondità si sia attestato su una media di poco superiore all’unità il che, inevitabilmente, porterà nel corso degli anni ad un calo della popolazione.

Altro fattore che spinge le coppie a non avere figli è il livello di disoccupazione a cui i giovani sono e saranno soggetti se non si inverte il trend discendente che ha assunto il mercato del lavoro nel Sud Italia. L’idea di fare un figlio spesso contrasta con le realtà che, i genitori meridionali, sono costretti ad affrontare. L’idea di condannare un nuovo nato a subire le inadeguatezze di un sistema economico come quello meridionale, a volte, spinge, i potenziali genitori, a rimandare o castrare l’idea di avere una famiglia con 2 o più figli, abbassando in questo modo il tasso di fecondità.

Il tasso di disoccupazione giovanile è un indicatore che rimanda la drammaticità della situazione nel Sud Italia

tasso di disoccupaazione giovanile
2016 2017 2018
Abruzzo 38,8 31,3 29,7
Molise 38,8 47,3 40,3
Campania 49,9 54,7 53,6
Puglia 49,6 51,4 43,6
Basilicata 34,2 38,1 38,7
Calabria 58,7 55,6 52,7
Nord 27,1 24,0 22,1
Centro 37,1 31,0 29,1
Sud 49,2 51,3 47,9
Italia 37,8 34,7 32,2

 

Il livello di disoccupazione dei giovani del Sud Italia, infatti, è drammaticamente superiore a quello delle regioni italiane più sviluppate e, questa arretratezza, è un incentivo (o disincentivo, dipende dai punti di vista) a non avere famiglie numerose.

 

Fonti:

www.istat.it

https://www.repubblica.it/economia

www.svimez.it

 

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