UNIVERSITA’ E OCCUPAZIONE, MATRIMONIO CHE S’HA DA FARE

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Quando parliamo di Università che crea lavoro non pensiamo ad un Ateneo che sia una specie di super avviamento professionale, che formi figure specifiche richieste dal mercato. Questo è compito di una formazione post universitaria, che si consegue con master o corsi di specializzazioni, come avviene in molte università italiane, collegate con partner industriali o imprenditoriali che aprono le proprie attività agli stage e , da qui, reclutano le persone che più sono utili all’azienda. Se i giovani vanno a studiare fuori è perchè vedono che questo secondo anello è più organizzato e consente di mettere insieme studio e lavoro. Noi in Basilicata abbiamo sempre visto la formazione come un corsificio di figure tradizionali e , per i laureati, abbiamo scelto la strada dei master fuori regione, pagati dalla Regione Basilicata e con il costo aggiuntivo di non vederne il ritorno né fisico, né economico. Fanno eccezione i laureati in economia, molti dei quali già inseriti in piccole aziende di famiglia, agricole sopratutto e che vanno a specializzarsi quel tanto che basta per portare a casa innovazione e  metodi di conduzione manageriali.  Adesso si sta cambiando rotta, almeno a sentire le intenzioni dell’Assessore Cupparo che, essendo un imprenditore ha subito pensato alla possibilità di mettere insieme l’università, la ricerca e le aziende trainanti che ci sono, e sono autorevoli in Basilicata, dalla Ferrero, alla Fca, alla Barilla, ai salotti, all’ Eni, alla Total . L’idea è già stata sperimentata in  Lombardia dove un centinaia di aziende hanno creato insieme alle Università un vero e proprio partenariato per la formazione lavorativa post laurea. Un’idea che si può mutuare, affinandola e adattandola alle nostre esigenze occupazionali. E’ certo che in questo modo non solo metteremmo i nostri giovani in condizione di scegliere se restare o andarsene, togliendoli dal senso unico di sola uscita in cui sinora sono stati cacciati, ma miglioreremmo anche l’attrattività del territorio rispetto alle imprese che volessero insediarsi in Basilicata, cui una formazione ben fatta, o meglio fatta insieme a loro, rappresenterebbe un incentivo non da poco per l’allocazione. Questo per dire che l’Università per dare lavoro deve sì mettersi in relazione con il territorio, ma non  perdendo la propria anima di preparazione generale e di formazione della persona, bensì organizzandosi in diversi stadi e con diversi strumenti per arrivare al risultato finale di portare il giovane fin dentro i cancelli delle aziende produttive o dentro gli uffici pubblici , dove di laureati formati c’è estrema necessità. In altre parole, è interesse della società avere un luogo di elaborazione e diffusione della scienza libero e indipendente.

Il problema non è più, allora, assecondare richieste locali ed esigenze momentanee, ma divenire interlocutori necessari di un lungimirante sviluppo. Il loro specialismo, le nostre competenze divengono allora naturalmente patrimonio sociale, risorsa che mettono a disposizione della cittadinanza.

Insomma, si presta il miglior servizio al territorio nel momento in cui si sa offrirgli prospettive e progetti che risultano davvero innovativi proprio perché maturati in un confronto scientifico di più ampio respiro spaziale e temporale; e questo è ciò che il territorio dovrebbe chiedere, perché per applicare soltanto tecniche già date e scontate, per assecondare tendenze inveterate, per perseverare in equilibri consolidati non c’è bisogno di una università, ma di una agenzia di servizi.

In concreto, ciò vuol dire difendere anche la ricerca e la formazione di base, a tutela degli studenti. In un mercato del lavoro in continuo movimento, può muoversi bene chi abbia una formazione di base solida che consenta di adattarsi alle novità. Vanno quindi bene corsi che specializzino, ma a patto di innestarli su solide conoscenze e competenze (anche metodologiche). Investire non solo su discipline innovative, ma anche sulla buona vecchia matematica o il buon vecchio latino non è un errore, se vogliamo un informatico o un operatore dei beni culturali che sappiano tenersi davvero aggiornati. L’Università difenda insomma la ricerca e l’insegnamento nei settori di base nel mentre si apre alle sperimentazioni più innovative: contemperare i due aspetti può solo far bene al territorio, e non si può puntare solo su aspetti applicativi o di mero servizio.

E dunque si parta dalla discussione aperta dall’assessore Cupparo e si portino, anche da parte del Mondo accademico, argomenti e proposte su come migliorare questo rapporto tra mondo della ricerca e mondo del lavoro. Il nuovo Rettore ha la responsabilità di scendere in campo e giocarsi questo sessennio per un consolidamento dell’Ateneo , nel senso di farne un luogo di apprendimento dei giovani, di osservazione della realtà regionale, di supporto allo sviluppo. Un luogo di progettazione generale, non so se ho reso l’idea.

 

 

Rocco Rosa

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