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Credito d’imposta ZES unica, limiti e incognita tempi di attuazione

Credito d’imposta fruibile per il solo 2024 dalle imprese che investiranno nei territori della Zona Economica Speciale SUD, o ZES unica, istituita con decorrenza 1° gennaio scorso dall’articolo 9 del D.L. n. 124/2023. Ma con alcune limitazioni frutto del combinato disposto tra l’articolo 16 del citato decreto 2023 istitutivo dell’incentivo e dell’articolo 1, comma 249, della legge n. 213 del 30 dicembre 2023 (legge di Bilancio 2024).
Occorre anzitutto rammentare che i territori interessati dalla ZES unica sono quelle delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna.

Una prima limitazione che si incontra nella fruizione dell’aiuto è di carattere temporale. Non si comprende come mai, infatti, mentre il comma 1 dell’articolo 16 sembra concedere il beneficio per l’intero 2024, il successivo comma 4 lo circoscrive agli investimenti che saranno effettuati soltanto fino al prossimo 15 novembre. Un chiarimento su questo primo aspetto sarebbe opportuno. La struttura dell’agevolazione è del tutto simile a quella riguardante il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno vigente sino al 31 dicembre dell’anno appena trascorso. Addirittura, prima dell’ufficializzazione del testo normativo attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, vi era un richiamo all’articolo 1, commi 98 – 107, della legge n. 208/2015 «per quanto non espressamente previsto». Con riferimento all’ambito temporale della disposizione, questo dato è importante poiché consente di individuare il momento dell’investimento da determinare secondo le regole generali di competenza di cui all’articolo 109, commi 1 e 2, del TUIR come declinato dall’Agenzia delle entrate nella circolare n. 34/E del 3 agosto 2016 (al riguardo può vedersi il recente contributo Bonus Sud soltanto per gli investimenti completati entro il 31 dicembre 2023).

Una seconda limitazione potrebbe riguardare le risorse destinate a finanziare la misura. Ma non è possibile affermarlo con certezza non potendo prevedere a quanto ammonterà il totale dell’aiuto richiesto e nel silenzio della norma su come, eventualmente, ripartire risorse che si dovessero rivelare minori rispetto al richiesto. Lo stanziamento ammonta a 1.800 milioni di euro. Si tratta di risorse individuate dalla legge di Bilancio 2024 che, con l’articolo 1, comma 249, ha sostituito il comma 6 dell’articolo 16 del D.L. n. 124/2023. Tale disposizione rimetteva, prima dell’intervento della manovra, ad un decreto attuativo da emanare entro lo scorso 30 dicembre l’onere di individuare le risorse. A seguito della modifica, tale decreto dovrà soltanto definire modalità di accesso al beneficio, criteri e modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta, nonché la disciplina dei controlli, anche al fine di assicurare il rispetto del limite di spesa. Contrariamente alla norma originariamente promulgata, tuttavia, con la recente modifica scompare qualsiasi termine entro cui adottare il decreto. Con l’augurio che ciò non comporti una scomoda protrazione dei tempi di attuazione.

L’intensità degli aiuti dovrebbe (o potrebbe) essere maggiore rispetto a quella prevista per il bonus Sud spettando «nella misura massima consentita dalla medesima Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027». Il credito d’imposta Mezzogiorno, invece, si determinava secondo le minori percentuali previste dalla previgente Carta valevole per il periodo 2014-2020 C (2014)6424 final, cessata di efficacia il 31 dicembre 2021. Per cantare vittoria sulla maggiore intensità, tuttavia, si dovrà attendere l’evoluzione della sopra affrontata questione risorse.
A differenza del bonus Mezzogiorno, oltretutto, il nuovo incentivo potrà essere invocato per progetti di investimento di valore non inferiore a 200.000 euro determinandolo su un massimo di 100 milioni di euro. La soglia massima è la medesima prevista per il credito d’imposta per le ZES vigente sino allo scorso 31 dicembre.

L’incentivo competerà anche per l’acquisto di terreni e per l’acquisizione, la realizzazione ovvero l’ampliamento di immobili strumentali agli investimenti. In tal caso, tuttavia, il valore dei terreni e degli immobili non potrà superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato.

L’aiuto, come per il credito d’imposta Mezzogiorno, spetterà alle imprese che acquisiranno beni strumentali «facenti parte di un progetto di investimento iniziale come definito all’articolo 2, punti 49, 50 e 51, del regolamento (UE) n. 651/2014» e non potrà invocarsi, pertanto, per l’acquisizione del singolo bene. Agevolati anche i beni in leasing assumendo il costo sostenuto dal locatore. Prevista la rideterminazione dell’incentivo se i beni non dovessero entrare in funzione entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione e se, entro il quinto periodo d’imposta successivo a quello dell’entrata in funzione, dovessero essere dismessi o ceduti.

Il settore della produzione primaria è ammesso all’agevolazione «nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori agricolo, forestale e delle zone rurali e ittico». Al riguardo, a differenza di quanto non avvenuto con il bonus Mezzogiorno, non soltanto occorre far rientrate esplicitamente nel perimetro del beneficio le imprese agricole titolari di reddito agrario, ma anche l’indicazione esplicita della normativa in tema di aiuti di Stato cui fare riferimento.

Nessun cenno dell’articolo 16 alla possibilità di cumulo del credito d’imposta con altri benefici, ma non vi è neanche alcun divieto. Si ritiene, pertanto, debba valere la regola generale della cumulabilità garantendo il non superamento del costo complessivo e comunque nel rispetto delle discipline di riferimento di ciascun aiuto. Dovrebbero essere applicabili i chiarimenti della circolare della Ragioneria Generale dello Stato n. 33 del 31 dicembre 2021

Francesco Giuseppe Carucci

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