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Nel 2026 in Italia mancheranno 275mila lavoratori nel settore terziario e la situazione in Basilicata assumerà prospettive ancora più inquietanti

Nel 2026 nel terziario italiano mancheranno fino a 275mila lavoratori, destinati a diventare 470mila entro il 2035. Servizi e turismo, da soli, già oggi registrano oltre 200mila posizioni scoperte. Sono le stime dello studio di Confcommercio, realizzato in collaborazione con l’università degli studi Roma tre, diffuse in occasione del forum. ”Il problema -secondo l’associazione- non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il profilo giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra 10 anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%”. Fonte www.adnkronos.it

Il “disallineamento” tra competenze richieste dalle aziende e figure disponibili (spesso chiamato skills mismatch) è già in corso e tenderà ad aumentare nei prossimi anni per una combinazione di fattori strutturali. Non è un singolo problema, ma l’effetto di cambiamenti rapidi che il sistema educativo e il mercato del lavoro faticano a seguire. I fattori strutturali che contribuiscono a rendere la Basilicata non in linea con la richiesta formativa che emerge dal settore produttivo sono riconducibili alle seguenti motivazioni:

1. Accelerazione tecnologica
L’avanzamento di campi come l’Intelligenza Artificiale, la robotica e il cloud crea nuovi ruoli più velocemente di quanto si riescano a formare professionisti. Molti lavori richiedono competenze che fino a pochi anni fa nemmeno esistevano, mentre altre diventano obsolete.

2. Sistema educativo lento ad adattarsi
Scuole e università aggiornano programmi con tempi lunghi. Nel frattempo, le aziende cercano competenze pratiche e aggiornate (es. data analysis, cybersecurity), che spesso non sono ancora centrali nei percorsi tradizionali.

3. Invecchiamento della popolazione
In paesi come l’Italia, l’uscita dal mercato del lavoro di molti lavoratori esperti non è compensata da un numero sufficiente di giovani con competenze adeguate, soprattutto in ambiti tecnici e scientifici.

4. Cambiamento delle competenze richieste
Non si tratta solo di “più tecnologia”, ma di combinazioni nuove: competenze digitali + capacità trasversali (problem solving, pensiero critico, adattabilità). Queste sono più difficili da insegnare e valutare.

5. Scarsa riqualificazione (reskilling)
Molti lavoratori già occupati non riescono a riqualificarsi abbastanza velocemente. Il fenomeno del lifelong learning è ancora poco diffuso rispetto a quanto sarebbe necessario.

6. Disallineamento geografico
Le opportunità di lavoro crescono in alcune aree o settori, mentre i lavoratori disponibili si trovano altrove o non possono spostarsi facilmente.

7. Aspettative diverse tra aziende e lavoratori
Le imprese spesso cercano profili “già pronti”, mentre i candidati possono avere aspettative diverse (stipendio, flessibilità, work-life balance), creando ulteriori attriti.

Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili ”crescerà per diplomati e università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli istituti tecnologici superiori, con un mismatch che resterà molto più contenuto, intorno al 23-25%, si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese”, osserva Confcommercio. ”Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. La carenza di lavoratori nel terziario è un fenomeno strutturale legato, principalmente, a demografia, innovazione e trasformazione del lavoro e dei consumi”.

”Giovani, donne, lavoratori stranieri e senior e apprendistato sono i bacini nei quali è possibile ‘recuperare’ i lavoratori mancanti”, secondo l’associazione. Per contrastare questa emergenza, Confcommercio indica alcune linee di azione prioritarie. Tra queste, ”rafforzamento degli its, revisione dei percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato, potenziamento dell’orientamento e collaborazione strutturata tra scuola e imprese. Sul versante delle imprese: riprogettazione dei ruoli, investimenti nel capitale umano, integrazione dell’intelligenza artificiale, sviluppo di programmi di formazione continua, certificazioni flessibili per contrastare l’obsolescenza delle competenze e valorizzazione del ruolo dei fondi paritetici interprofessionali”. Nell’ambito delle politiche pubbliche: ”Programmazione di lungo periodo e politiche mirate per accompagnare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del settore”.

In particolare

In Basilicata il disallineamento tra competenze e lavoro non è una previsione futura: è già molto forte oggi e, guardando i dati, rischia di accentuarsi nei prossimi anni. Però ha caratteristiche un po’ diverse rispetto ad altre regioni più industrializzate.

 Quanto è forte oggi il mismatch

  • Circa 44–46% delle imprese fatica a trovare candidati adatti
  • Le cause principali:
    • mancanza di candidati (28%)
    • preparazione inadeguata (13%)

 Questo è un dato molto alto: significa che quasi 1 assunzione su 2 è “problematiche”.

Le caratteristiche specifiche della Basilicata

1. Paradosso forte: lavoro c’è, ma non “incastra”

  • Quasi il 70% delle aziende vuole assumere
  • Ma:
    • pochi candidati disponibili
    • oppure con competenze non adatte

Non è quindi solo disoccupazione: è disallineamento strutturale.

2. Gap soprattutto nei profili tecnici (non solo laureati)

  • Difficoltà altissime per:
    • professioni tecniche (~54%)
    • operai specializzati (~53%)
    • professioni intellettuali (~53%)

Quindi il problema NON è “servono più laureati”
ma: servono competenze giuste (tecniche e pratiche).

3. Settori più in crisi

  • sanità e assistenza sociale → fino al 60% di difficoltà
  • edilizia → circa 58%

 Qui il mismatch diventa anche un problema sociale (servizi che mancano).

4. Domanda crescente di competenze nuove

  • 77% delle assunzioni richiede competenze digitali
  • forte crescita di competenze green e sostenibilità

 Anche lavori “tradizionali” stanno cambiando.

5. Problema demografico (cruciale)

  • Nei prossimi 10 anni: -14,8% popolazione in età lavorativa

 Questo è forse il fattore più pesante:

  • meno giovani
  • più difficoltà a sostituire competenze

6. Struttura del lavoro debole

  • 74% contratti a termine
  • poche posizioni stabili e qualificate

 Effetto:

  • i profili migliori emigrano
  • chi resta spesso non investe in formazione

 Come evolverà nei prossimi anni

Se non cambiano alcune cose, in Basilicata il mismatch tenderà a:

Aumentare

Perché:

  • tecnologia evolve (AI, digitale)
  • popolazione attiva diminuisce
  • fuga di giovani qualificati continua

 Polarizzarsi

  • da una parte lavori poco qualificati e precari
  • dall’altra lavori tecnici difficili da coprire

Inevitabilmente ne consegue che  il “mezzo” si svuota

 Il vero rischio specifico della Basilicata

Non è solo il mismatch in sé, ma questo mix:

poche persone + competenze non aggiornate + lavori poco attrattivi

Che può portare a: aziende che non crescono, servizi che peggiorano, giovani che vanno via dando vita, dunque, ad un circolo vizioso

 In sintesi

In Basilicata il disallineamento:

  • è già alto
  • riguarda soprattutto competenze tecniche e pratiche
  • è aggravato da demografia e precarietà
  • rischia di diventare più strutturale che altrove

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