Il decreto Primo Maggio è di fatto pronto e verrà approvato in questi giorni. Ha ottenuto, secondo fonti beninformate, il via libera di tutte le parti sociali, a cominciare da Cisl e Uil, salvo le riserve della Cgil. La bozza del provvedimento mette al centro la riduzione del costo del lavoro. Tre esoneri contributivi per il 2026, vincoli contro le assunzioni sostitutive e una clausola comune: gli incentivi spettano solo se la retribuzione rispetta il ‘salario giusto’ ancorato ai contratti collettivi rappresentativi.
- Bonus donne 2.0
- Bonus Giovani 2.0
- Bonus Zes 2.0.
- Niente incentivi a chi licenzia
- Cumulabilità e coperture
- Conciliazione famiglia-lavoro e formazione
- Il nodo dell’attuazione
La leva scelta non è un salario minimo fissato per legge, ma un pacchetto di incentivi condizionato alla qualità dell’assunzione e alla correttezza del trattamento economico. La bozza del decreto lavoro interviene sui rapporti subordinati privati, include anche l’apprendistato nell’ambito generale di applicazione, ma esclude dalle agevolazioni specifiche i rapporti domestici e, per alcuni bonus, gli apprendisti. L’obiettivo politico è chiaro: rendere più conveniente il lavoro stabile, soprattutto per donne, giovani e Mezzogiorno, ma senza trasformare gli sgravi in un sussidio generalizzato alle imprese.
Il contesto resta quello di un mercato del lavoro vicino ai massimi occupazionali ma con segnali di rallentamento selettivo. A febbraio 2026 l’Istat stima 24 milioni 149 mila occupati, un tasso di occupazione al 62,4%, una disoccupazione al 5,3% e una disoccupazione giovanile al 17,6%. L’Inps, nei dati sul primo semestre 2025, aveva già registrato 4,253 milioni di assunzioni private, in calo del 2,6% sull’anno precedente, ma con un aumento del 24% delle attivazioni incentivate: +58% per l’esonero giovani, mentre l’incentivo donne risultava in flessione del 2%.
Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato donne svantaggiate possono ottenere l’esonero totale dei contributi previdenziali a loro carico, esclusi premi e contributi Inail. Il tetto è di 650 euro al mese per lavoratrice, che sale a 800 euro se la lavoratrice è residente nelle regioni della Zes (Zona Economica Speciale ndr) per il Mezzogiorno ammissibili ai fondi strutturali europei. La durata massima è di 24 mesi per le lavoratrici prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se rientrano in determinate categorie di svantaggio; scende invece a 12 mesi per le assunzioni di donne che appartengono alle più ampie categorie di “lavoratore svantaggiato” richiamate dal regolamento europeo sugli aiuti di Stato
Anche in questo caso la finestra temporale è il 2026 e l’incentivo riguarda assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale. Il beneficio copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dell’Inail, entro un tetto di 500 euro mensili per lavoratore. Per le assunzioni in sedi o unità produttive collocate in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria il massimale sale a 650 euro. I destinatari sono giovani sotto i 35 anni privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se rientranti in specifiche categorie di svantaggio. La durata ordinaria è di 24 mesi, ridotta a 12 mesi per alcune fattispecie più ampi
Più mirato: riguarda datori di lavoro privati fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato, nel 2026, lavoratori non dirigenti in una sede o unità produttiva della Zes unica. Il beneficio vale per lavoratori con almeno 35 anni, disoccupati da almeno 24 mesi, e consiste in un esonero contributivo del 100% fino a 650 euro mensili per 24 mesi. La Zes unica nasce per le regioni del Mezzogiorno e, secondo il portale pubblico Impresainungiorno, dal 20 novembre 2025 l’area è stata estesa anche ai comuni di Marche e Umbria.
Niente incentivi a chi licenzia
La bozza introduce una serie di anticorpi. Tutti gli esoneri devono produrre un incremento occupazionale netto, calcolato mese per mese rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, con ponderazione per i part-time e al netto delle riduzioni avvenute in società controllate, collegate o riconducibili allo stesso soggetto. Il datore di lavoro non deve aver effettuato, nei sei mesi precedenti, licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva. Se nei sei mesi successivi licenzia il lavoratore assunto con l’esonero, o un lavoratore con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva, il beneficio viene revocato e recuperato.
C’è poi il nodo della cumulabilità. Gli esoneri non possono sommarsi ad altri sconti contributivi, ma sono compatibili con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione per le nuove assunzioni prevista dalla legge di bilancio. L’Inps sarà chiamato a monitorare il rispetto dei tetti di spesa e, in caso di raggiungimento anche prospettico dei limiti, non potrà accogliere ulteriori richieste. È un punto non secondario: la bozza contiene ancora importi di copertura non quantificati, segno che la misura dovrà passare dal vaglio finanziario prima di assumere una forma definitiva.
Conciliazione famiglia-lavoro e formazione
Accanto ai tre bonus principali, il decreto inserisce un incentivo per la conciliazione famiglia-lavoro: alle imprese certificate secondo il nuovo sistema richiamato dalla bozza viene riconosciuto un esonero contributivo fino all’1%, con limite massimo di 50 mila euro annui, finanziato entro un tetto di 15 milioni l’anno. La misura punta a legare welfare aziendale, maternità, paternità e organizzazione del lavoro, trasformando la certificazione non solo in un bollino reputazionale, ma in un vantaggio economico.
Il pacchetto si completa con due interventi su formazione e assistenza. Il Fondo nuove competenze viene incrementato per il 2026 di 500 milioni, destinati a finanziare ore di formazione collegate alle transizioni digitale, ecologica e organizzativa, coprendo retribuzione oraria e oneri contributivi. Per il lavoro domestico, la bozza prevede percorsi formativi per percettori di Naspi provenienti da attività domestiche e una copertura figurativa dei contributi in caso di assunzione di disoccupati per assistere persone con disabilità titolari di indennità di accompagnamento.
Il messaggio economico del decreto è netto: lo Stato riduce il costo del lavoro, ma chiede in cambio stabilità, incremento occupazionale reale e rispetto dei minimi contrattuali. Per le imprese significa una finestra di convenienza nel 2026, soprattutto nei territori più fragili; per i lavoratori, una tutela indiretta contro contratti poveri e assunzioni solo formalmente stabili.
La partita vera sarà nell’attuazione: senza decreti rapidi, piattaforme operative e coperture certe, il rischio è che l’impianto resti più ambizioso sulla carta che incisivo nelle buste paga.
Fonte: https://www.quotidiano.net/economia/decreto-lavoro-1-maggio-2026-9cffafa8#donne
